Stop al Nucleare, solo per paura del Referendum

di Alessandro Vinciarelli

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Il Governo italiano non ha veramente detto addio al nucleare in Italia, ha solo rimandato di un paio d'anni, aspettando che l'opinione non sia influenzata dl disastro del Giappone. Lo ha rivelato lo stesso Berlusconi.

Era tutto un bluf, l’Italia non ha veramente detto addio al nucleare come sembrava. Nella conferenza stampa congiunta con il presidente francese Nicolas Sarkozy, a margine del vertice a Villa Madama, Silvio Berlusconi ha rivelato che la decisione era legata espressamente allo stato d’animo sfavorevole degli italiani a seguito al recente disastro giapponese.

I numerosi contratti stipulati con la Francia «non vengono abrogati e stiamo decidendo di mandare avanti tanti settori di questi contratti, per esempio quello della formazione», ha dichiarato senza problemi il Premiér.

Il programma nucleare italiano di reializzare centrali per una potenza complessiva di 12,5 gigawatt va quindi avanti. Ad Enel, che ha in ballo diversi accordi con la francese Edf, è stato affidato lo sviluppo del 50% del progetto italiano, che si traduce con 4 centrali nucleari.

Dunque il Governo ha  messo solo in stand-by il ritorno italiano all’atomo, per paura di un fallimento del referendum, come confermato dalle parole del Presidente del Consiglio: «L’accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum avremmo rinunciato al nucleare per lungo tempo; invece io spero che tra 1 o 2 anni si potrà ritornare sulla scelta dopo che si sarà fatta chiarezza sulla tecnologia», confidando nel fatto che «tra uno o due anni l’opinione pubblica sarà consapevole della necessità di tornare all’energia nucleare».

Berlusconi si è inoltre dichiarato sempre più convinto che il nucleare sia il futuro del rifornimento energetico italiano « e la svolta verso le energie rinnovabili non potrà risolvere il problema energetico italiano, che è soprattutto dovuto all’alta dipendenza dall’estero». [Continua…]