Cina, l’appello online anti censura degli ex PCC

di Lorenzo Gennari

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Un gruppo di anziani ex funzionari governativi cinesi ha diffuso su Internet una lettera aperta nella quale si chiede l'abolizione della censura sui mezzi d'informazione, che viene definita incostituzionale

Li Rui, ex segretario del presidente Mao Zedong e Hu Jiwei, ex editore del Quotidiano del Popolo, voce ufficiale del regime, hanno scritto una lettera aperta al Congresso Nazionale del Popolo che rappresenta, almeno formalmente, il più alto organo dello stato.

Lo scopo della lettera, tradotta in inglese dal China Media Project e consultabile online all’indirizzo: CMP.hku.hk/2010/10/13/8035/, è quello di far cessare la censura sistematica delle autorità cinesi nei confronti della stampa e di Internet e quello di riconoscere alla popolazione la libertà di manifestazione del pensiero.

La diffusione del documento ha casualmente coinciso con l’assegnazione del premio Nobel per la pace 2010 al dissidente detenuto Liu Xiaobo, poiché la lettera riporta la data del primo ottobre. Tra gli altri, hanno sottoscritto le parole dei due ex funzionari, Jiang Ping, ex-presidente dell’ Università di legge e scienze politiche, che ha tenuto corsi in diversi atenei stranieri tra cui anche Roma e Li Pu, ex vice direttore della prima agenzia di stampa cinese (Xinhua).

Nel testo, gli estensori ricordano che la libertà di espressione è garantita dalla Costituzione del 1982 e che il suo mancato rispetto costituisce «uno scandalo nella storia mondiale della democrazia». I 23 firmatari accusano il Dipartimento centrale di propaganda del PCC (Partito Comunista Cinese) di essere un “potere clandestino” la cui invadenza si spinge fino a censurare i discorsi dei massimi dirigenti. La lettera fa riferimento al recente discorso nel quale il premier We Jiabao ha sottolineato la necessità di una “riforma politica” che è stato pubblicato in Cina in una versione censurata e ridotta.