Statali e impronte digitali: tutto da rifare

di Redazione PMI.it

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Dietrofront del nuovo Ministro della PA sull’obbligo delle impronte digitali contro l’assenteismo degli statali.

Governo verso il dietrofront sulla normativa che introduce la rilevazione delle impronte digitali per i dipendenti pubblici, obbligo previsto dall’ex Ministro della PA, Giulia Bongiorno, per contrastare i furbetti del cartellino (articolo 2, della legge 19 giugno 2019, n. 56, recante “Interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell’assenteismo”).

La norma – che avrebbe coinvolto dirigenti scolastici e personale ATA (non soggetti a registro elettronico), era stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale prima dell’estate, ma non era potuta diventare operativa perchè la crisi di governo aveva di fatto impedito l’emanazione dei provvedimenti attuativi.

Ora, l’attuale Ministro, Fabiana Dadone, ha più volte confermato l’intenzione di cambiare direzione, sottolineando come i controlli biometrici previsti dal precedente Governo rischino di demotivare invece che incentivare la produttività dei dipendenti pubblici.

Per il Ministro, se è vero che tecnologia è un utile strumento contro gli abusi, è anche vero che è penalizzante procedere nei confronti di una intera categoria di lavoratori.

Senza contare le implicazioni in materia di privacy del monitoraggio biometrico nel quadro normativo italiano. Non a caso, nel suo recente parere in materia, il Garante si è chiaramente espresso contro la violazione del principio di “proporzionalità” che la norma implicava.

Posizione simile anche per il nuovo Ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, che aveva già dichiarato di non voler applicare la misura nei confronti dei presidi.

Ad ogni modo, la netta presa di posizione verso la misura voluta da Bongiorno rende lecito pensare che si andrà presto in direzione di una cancellazione della norma stessa.

Un cambio di direzione che si accompagnerà ad altre novità inerenti al settore del pubblico impiego, come la possibile proroga delle graduatorie dei concorsi pubblici di prossima scadenza.

Il rinvio, secondo quanto affermato dal Ministro Dadone, potrebbe coprire da sei mesi a un anno. L’obiettivo del Governo è quello di tutelare gli idonei ritornando tuttavia a un ritmo di concorsi definito “fisiologico”, così come e a una durata delle graduatorie più concreta.