Internet, conferenza internazionale a Londra

di Barbara Weisz

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Dopo il G8 di internet a Parigi in maggio, appuntamento a Londra in questi due giorni, 1 e 2 novembre, con una conferenza internazionale sul cyberspazio. Partecipanti da 60 pesi.

E’ il secondo appuntamento europeo in pochi mesi tutto dedicato a Internet quello organzzato a Londra ieri e oggi, 1 e 2 novembre. Alla London Conference on Cyberspace, la conferenza internazionale sul web organizzata dal ministro degli Esteri britannico William Hague pochi mesi dopo il G8 di Internet di maggio a Parigi (fortemente voluto dal presidente Nicholas Sarkozy) hanno partecipato ministri, manager, attivisti e professionisti della rete provenienti da 60 paesi.

Fra i relatori Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, Joanna Shields, presidente di Facebook, ma una delle caretterizzazioni è stata senz’altro la vasta presenza di personalità provenienti da Asia (Cina, India, Corea, Yemen) e Africa (Botswana, Kenya).

Da segnalare la presenza, ieri in apertura, del premier britannico David Cameron, il quale ha risposto alle critiche rencentemente arrivate da più parti, all’interno della Gran Bretagna, sulle sue dichiarazioni dell’estate scorsa quando, davanti agli scontri a Londra, parlò della possibilità di limitare l’uso di Facebook e Twitter in occasione di mobilitazioni di massa. Cameron si è unito al ministro Hague nella difesa della libertà di pensiero e di espressione che deve essere salvaguardatain rete, ma ha insistito sul principio di trovare il giusto equilibrio tra sicurezza e difesa dei diritti.

Su questa linea la proposta lanciata di Hague di un codice del cyberspazio che serva a tutelare libertà, diritti umani e sicurezza su Internet.

In genere quello del cybercrimine è stato uno dei temi portanti della conferenza, insieme a crescita e sviluppo economico, benefici sociali di internet, sicurezza internazionale, sicurezza e accesso alla rete.

La preoccupazione di molti paesi occidentali, fra cui la Gran Bertagna, sembra essere soprattutto quella di conciliare la libertà d’espressione con la lotta alla pirateria e la tutela della proprietà intellettuale, mentre fra gli addetti ai lavori, i ricercatori e gli attivisti prevale la volontà di diffondere la rete. Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, è più preoccupato del controllo governativo che non degli hacker: «curiamo i ompurer piuttosto» ha dichiarato, ricordando che il 5% dei pc ha almeno un virus.

Alla conferenza è possibile partecipare anche via Twitter e Facebook, ponendo domande ai protagonisti e partecipando ai temi del dibattito.

Al termine dei lavori non è previsto un documento finale. L’obiettivo è quello di iniziare un dialogo sulla rete, in cui la rete stessa sia protagonista. E in vista ci sono altri due appuntamenti, nel 2012 in Ungheria e nel 2013 in Corea.

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