Ue, 300 miliardi a supporto della banda larga

di Francesca Mancuso

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Durante un vertice Ue, nasce l'ipotesi di premiare gli operatori delle telecomunicazioni che investono nella banda larga In Europa attraverso un investimento di 300 miliardi di euro

Un investimento pari a 300 miliardi di euro per portare la banda larga in tutta l’Europa. Secondo l’Unione Europea, tale cifra dovrebbe servire a stimolare e sostenere gli investimenti privati comunitari nel settore del broadband. Alla luce della crisi economica, infatti, i leaders dell’Unione hanno annunciato la loro piena partecipazione per sostenere accordi di condivisione del rischio tra gli operatori.

Ad annunciarlo è un documento ufficiale, in discussione presso le istituzioni europee, che ufficializza il ruolo
da protagonista dell’UE negli investimenti per il broadband. La decisione è stata spinta dalla Germania, che ha portato all’inserimento, all’interno di un vertice Ue, di un’apposita sezione rivolta alle telecomunicazioni.

Il documento illustra anche le posizioni dei gruppi del settore, come Deutsche Telekom, France Telecom, Telefonica e Telecom Italia, secondo i quali il vecchio modello adesso non è più attuabile, a causa delle trasformazioni del mercato.

Così facendo, gli operatori potrebbero imporre costi di accesso più elevati a chi vuole usare le reti. Inoltre, l’Ue ha invitato la Commissione europea ad elaborare, in collaborazione con gli azionisti, una strategia sulla banda larga europea entro il 2009.

In caso contrario, sborsare le enormi somme necessarie per una rete ad alta velocità sarebbe molto più complesso ed oneroso, mentre il problema potrebbe essere risolto se il rischio finanziario fosse condiviso tra le varie parti. Tale decisione non minaccerebbe, secondo Francia e Gran Bretagna, la concorrenza del mercato.

Dal canto suo, l’UE si ha sempre mostrato il suo interesse per gli investimenti nella banda, soprattutto perchè ciò consentirebbe la creazione di opportunità di mercato utili a rilanciare l’economia. E afferma: «A questo scopo devono essere autorizzati diversi accordi di cooperazione tra investitori e parti che richiedono invece l’accesso per diversificare il rischio dell’investimento e garantire allo stesso tempo che la struttura competitiva del mercato e i principi di non-discriminazione vengano mantenuti».

Sul fronte italiano, il governo proprio in questi giorni sta esaminando il rapporto Caio, riguardante la situazione della rete italiana e le possibilità derivanti dagli investimenti Telecom, che porterebbero alla creazione dell'”Open Access”.

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