Anno sabbatico

di Serena Frattini

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Gap year, time off, anno sabbatico. Comunque lo si chiami, un lungo periodo di assenza dal proprio posto di lavoro è il sogno un po' di tutti

Pur rappresentando una grande opportunità di crescita, il gap year resta, ad oggi, ancora una tendenza prevalentemente anglosassone.

C’è chi lo sogna, chi minaccia di farlo, chi lo dice e basta e chi invece si organizza e lo fa. All’estero prendersi un anno di tempo, anche per viaggiare, è un’usanza molto comune; lo dimostra il fatto che molte compagnie sono disposte a rimpiazzare la propria risorsa solo fino al suo ritorno, altre assicurano persino parte dello stipendio, laddove l’assenza sia finalizzata a un arricchimento professionale, oltre che personale.

Diverse ragioni spingono sempre più persone a prendersi l’anno sabbatico; dedicare più tempo alla propria famiglia, viaggiare in giro per il mondo, seguire master o corsi di approfondimento all’estero o fare un’esperienza di volontariato.

Anche in Italia, dal 2000, grazie alla legge 53, l’anno sabbatico è diventato una possibilità reale, mediante la quale i dipendenti possono assentarsi per una durata di tempo fino ad 11 mesi, senza percepire uno stipendio né accumulare ferie, ma avendo la possibilità di tornare ad occupare il proprio posto di lavoro.

Nonostante non sia ancora una tendenza propriamente accettata dalle aziende, alcune sono più propense di altre ad avallare una richiesta tanto intraprendente, a condizione che il dipendente abbia almeno 5 anni di anzianità e che la “fuga” sia rivolta a seguire corsi di perfezionamento o esperienze di volontariato.

Società come Accenture e IBM sono inclini a consentire lunghe pause, al fine di garantire una migliore professionalità e un massimo rendimento, una volta tornati sul posto di lavoro. Questa esperienza viene vista come un’opportunità di miglioramento e mobilità all’interno della stessa azienda. Basti pensare che solo Accenture, negli ultimi due anni, ha acconsentito a una cinquantina di richieste di questo tipo, mentre IBM può arrivare a concedere un massimo di 18 mesi di assenza. 

Ovviamente non avviene tutto in maniera automatica, vengono svolte appropriate valutazioni sul singolo caso, sia per la partenza che per il reinserimento.