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Microsoft: la sfida etica dell’Intelligenza Artificiale

di Barbara Weisz

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Ambizione Italia per la Scuola, il presidente di Microsoft al Politecnico di Milano: la sfida del futuro è tecnologica ma anche etica.

Guarda alle sfide del prossimo futuro Brad Smith, presidente Microsoft, rivolgendosi ai giovani alla presentazione di “Ambizione Italia: Artificial Intelligence and digital skills, looking into the future of work“. Le nuove tecnologie, in particolare l’intelligenza artificiale, stanno già rivoluzionando il mondo del lavoro: se da una parte sostituirà alcune figure, dall’altro ne creerà di nuove.

Anche i mestieri in cui è necessaria empatia (infermieri, assistenti sociali, insegnanti)  si serviranno dell’intelligenza artificiale, ma non potranno prescindere dalla componente umana. Smith propone esempi concreti: quando le automobili hanno sostituito le carrozze sono spariti gli stallieri ma si sono moltiplicati i meccanici; stessa cosa con il passaggio dalle macchine da scrivere al pc. Oggi è l’Intelligenza Artificiale il motore del cambiamento.

Ma attenzione: la sfida non riguarda solo l’avanzamento tecnologico, ci sono anche risvolti etici. Smith ha ricordato la partecipazione di Microsoft al progetto del Codice etico UE sull’AI, e in genere l’impegno del colosso di Redmond su questo fronte:

perché non è importante solo cosa può fare un computer, ma anche cosa dovrebbe fare.

E anche questo porterà alla nascita di nuove professioni, che richiederanno un background di tipo sociale.

Parola agli studenti

Chi studia materie tecniche sembra ottimista sul futuro. Giovanni (ingegneria dell’automazione): «più l’intelligenza artificiale diventa simile all’uomo più bisogna concentrarsi sul rapporto con i robot». Martina e Giulio: «saremo i professionisti responsabili della sostituzione uomo – macchina, puntiamo a governare il fenomeno» scherzano. Aggiunge Giulio: «si può fare in modo che sia l’intelligenza artificiale a capire quale scelta etica fare in anticipo. Per il momento, dobbiamo ancora preoccuparci di come far fare alle macchine quel che noi vogliamo».

La sfida del futuro è questa: il pc studia l’umano e anticipa anche le scelte etiche.

Martina sottolinea l’importanza di esperienze di formazione, soprattutto nelle scuole superiori: «al liceo non aveva mai sentito parlare di questi temi, mi sarebbe piaciuto avere opportunità come questa».

Ambizione Italia per la Scuola

Il senso dell’iniziativa sta tutto qui, inserendosi nell’ambito del progetto Ambizione Italia di Microsoft, che a quattro mesi dall’avvio ha coinvolto 200mila professionisti, di cui 43mila hanno seguito corsi di formazione e 7mila hanno ottenuto certificazioni Microsoft.

Ora è partito anche il progetto Ambizione Italia per la Scuola, nuova iniziativa con Fondazione Mondo Digitale, che coinvolgerà 250mila studenti tra i 12 e i 18 anni e 20mila docenti in tutta Italia, coinvolgendoli in laboratori di produzione, hackathon e maratone di creatività, con corsi organizzati attraverso 37 hub dislocati in 14 regioni italiane.

In partnership con Politecnico di Milano, Università Federico II di Napoli e Politecnico di Bari, nell’ambito della quale è stato avviato il terzo laboratorio dedicato ad AI e Big Data nell’ambito della collaborazione siglata con CRUI, per formare un totale di 100 Data Scientist. L’obiettivo di Ambizione Italia è di coinvolgere entro il 2020 oltre 2 milioni di giovani, studenti, NEET (giovani che non studiano e non lavorano) e professionisti in tutta Italia, formando oltre 500mila persone e certificando 50mila professionisti per un investimento pari a 100 milioni di euro in attività di formazione e avvicinamento alle digital skills.

Silvia Candiani, Ad Microsoft, fornisce una serie di dati che contestualizzano l’importanza della sfida: da una parte  «è stato calcolato che l’AI in Italia possa contribuire a far crescere il PIL dell’1% con un impatto significativo in tutte le industrie»; dall’altra «l’Italia è uno dei Paesi con il più forte skills mismatch, ovvero il divario tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle realmente disponibili. Mancano professionisti qualificati nel settore ICT dove nel 2020 si stima si apriranno 135.000 nuove posizioni che non potranno essere coperte».