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Antitrust boccia Equo compenso Professionisti

di Barbara Weisz

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Antitrust: l'equo compenso dei professionisti previsto dal decreto fiscale è lesivo della concorrenza, troppo limitata anche la liberalizzazione della gestione dei diritti d'autore.

Le tariffe professionali fisse e minime costituiscono una «grave restrizione della concorrenza» perché «impediscono ai professionisti di adottare comportamenti economici indipendenti» e quindi «di utilizzare il più importante strumento concorrenziale, ossia il prezzo della prestazione»: sulla base di questa considerazione, l’Antitrust esprime parere negativo alla norma sull’equo compenso per i professionisti, inviando specifica segnalazione ai presidenti di Camera e Senato.

Si tratta delle disposizioni contenute nell’articolo 19 quaterdecies della legge di conversione del dl 148/2017, il decreto fiscale che, spiega l”Autorità Garante per la Concorrenza:

«introduce il principio generale per cui le clausole contrattuali tra i professionisti e alcune categorie di clienti, che fissino un compenso a livello inferiore rispetto ai valori stabiliti in parametri individuati da decreti ministeriali, sono da considerarsi vessatorie e quindi nulle».

=> Decreto fiscale, le novità approvate in Senato

Ricordiamo che il decreto approvato dal Senato è destinato a passare alla Camera senza modifiche dopo che il Governo ha posto la questione di fiducia nella seduta di mercoledì 29 novembre.

Equo compenso Professionisti

Di fatto, argomenta l’Antitrust, nel momento in cui la misura inserita nella legge di conversione del decreto fiscale «collega l’equità del compenso a paramenti tariffari contenuti nei decreti» ministeriali, reintroduce:

«i minimi tariffari, con l’effetto di ostacolare la concorrenza di prezzo tra professionisti nelle relazioni commerciali con alcune tipologie di clienti c.d. “forti” e ricomprende anche la Pubblica Amministrazione».

=> Equo compenso professionisti con limitazioni

Questo rappresenta una violazione di consolidati principi antitrust nazionali e comunitari sulle tariffe dei professionisti, determina anche:

«un’ingiustificata inversione di tendenza rispetto all’importante e impegnativo processo di liberalizzazione delle professioni in atto da oltre un decennio e a favore del quale l’Autorità si è costantemente pronunciata», e non «risponde ai principi di proporzionalità concorrenziale».

=> La norma sull’equo compenso professionisti

Eventuali criticità connesse all’elevato potere di domanda, prosegue l’Antitrust:

«potrebbero essere affrontate attraverso un migliore utilizzo delle opportunità offerte da nuovi modelli organizzativi o dalle misure recentemente introdotte dal Jobs Act per tutelare i lavoratori autonomi in situazioni di squilibrio contrattuale e non tramite la misura in questione, che avrebbe l’unico effetto di alterare il corretto funzionamento delle dinamiche di mercato e l’efficiente allocazione delle risorse».

Il riferimento è al Jobs Act lavoro autonomo (legge 81/2017), che per esempio impedisce la modifica unilaterale delle condizioni del contratto da parte del committente, rende obbligatoria la forma scritta del contratto, prevede tutele in materia di ritardo dei pagamenti.

=> Jobs Act autonomi, cosa cambia

Le associazioni di Giovani Professionisti, invece, si dichiarano in disaccordo con la frase dell’Antitrust “sarebbero i newcomer” (gli ultimi arrivati) “ad essere pregiudicati dalla reintroduzione di tariffe minime” perché “vedrebbero drasticamente compromesse le opportunità di farsi conoscere sul mercato e di competere con i colleghi affermati”. Nel comunicato ufficiale diramato a commento del parere dell’AgCm, si legge:

«L’opportunità per i giovani di affacciarsi sul mercato presuppone che un mercato esista, che sia trasparente e meritocratico, che elegga a principale strumento concorrenziale la qualità della prestazione e non il suo prezzo, l’investimento a lungo termine e la creazione di valore aggiunto e non il miope risparmio finanziario immediato.
Riteniamo che l’equo compenso sia una forma di tutela essenziale e doverosa utile proprio per i giovani, che si immettono in un mercato dove oggi “concorrenza” è sinonimo di “fame”, dove i lavori vengono affidati sulla base del prezzo più basso a scapito della qualità. I giovani infatti sono spesso costretti ad accettare lavori scarsamente retribuiti o non retribuiti per potersi costruire un curriculum professionale. L’equo compenso tutela la Collettività, che ne trae vantaggio in termini di qualità dei servizi e delle prestazioni professionali».

Diritto d’autore

Altro rilievo dell’Antitrust riguarda la norma sulla liberalizzazione del diritto d’autore contenuta nell’articolo 19 del dl fiscale, che estende agli altri organismi di gestione collettiva la possibilità di gestire i diritti d’autore, togliendo il relativo monopolio alla SIAE. La misura, secondo l’Autorità, non è sufficiente per liberalizzare il settore, perché non apre il mercato a soggetti diversi dagli organismi di gestione collettiva. La proposta è di integrare la norma di liberalizzazione:

«ampliando il più possibile la varietà di scelta, per gli autori, di operatori ai quali affidare la gestione dei diritti, includendo ad esempio anche le entità di gestione indipendenti. L’intervento in questione rischia di rivelarsi del tutto inefficace mantenendo, di fatto, la situazione di monopolio ad oggi esistente sul mercato e lasciando insoddisfatta una domanda attuale e potenziale di servizi innovativi».

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