Assegno unico figli: i punti deboli dell’assegno ponte

di Barbara Weisz

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Le risorse sono insufficienti e l'assegno unico non è e non sarà davvero universale, come in altri paesi Ue: Consulenti del Lavoro in audizione al Senato.

Se è vero che lassegno unico temporaneo per i figli, in attesa della riforma rinviata al 2022, riduce le disuguaglianze tra lavoro autonomo e quello dipendente, il tetto ISEE a 50mila euro, per quanto apprezzabil dal punto di vista quantitativo, riduce l’impatto della riforma e la sua pretesa universalità, per quanto si tratti di un assegno ponte, ossia una misura destinata ad essere sostituita dal primo gennaio 2022 dall’Assegno Unico Universale per i Figli (AUUF), che abbatterà le distinzioni di contratto e di reddito con una omogeneizzazione dei sussidi ai nuclei familiari in cui sono presenti minori a carico.

Sono riflessioni a margine dell’audizione in Senato dei Consulenti del Lavoro sul decreto 79/2021, con la misura “ponte” che temporaneamente accompagnerà le famiglie alla vera e propria entrata a regime dell’Assegno universale e unico per ogni figlio: «il Governo disegna un percorso per tappe, che inizialmente aprirà le porte del nuovo strumento di sostegno di carattere universalistico solo per chi attualmente non percepisce gli assegni al nucleo familiare. Questi ultimi, invece, continueranno ad essere corrisposti alle famiglie di lavoratori dipendenti e assimilati ma saranno incrementati per il periodo da luglio a dicembre 2021».

La misura «va nella direzione più volte indicata ed auspicata» perseguendo la finalità, almeno per ciò che attiene al supporto ai bisogni familiari, di limitare le diseguaglianze nel sistema di protezione sociale tra differenti tipologie di lavoratori, acuite dall’emergenza epidemiologica da Covid-19. Secondo i Consulenti del Lavoro, «l’esperienza di quest’ultimo periodo, ha fatto emergere con chiarezza l’inaccettabilità di politiche di sostegno al reddito indirizzate esclusivamente ai lavoratori subordinati». Citano a questo proposito i dati della Banca d’Italia, in base ai quali «i lavoratori autonomi hanno registrato la diminuzione più consistente dei redditi famigliari dall’inizio della crisi: ben il 51,7% ha, infatti, registrato un calo del reddito e, nell’8,8% dei casi, la perdita è stata ad un livello superiore al 50%».

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Positivo il parere sul tetto ISEE per il diritto all’assegno ponte, pari a 50mila euro. «E’ una previsione apprezzabile – si legge – sia per l’aspetto quantitativo, in quanto in tale situazione economica vi rientra un’ampia platea di famiglie, si tratta di una platea di oltre due milioni di persone che finora potevano usufruire solo di detrazioni nella dichiarazione dei redditi per i figli a carico, ma anche e soprattutto per l’aspetto qualitativo, in quanto non discrimina nessuna fonte di reddito, cosa che invece caratterizza l’assegno per il nucleo familiare, in cui il reddito deve essere necessariamente composto almeno il 70% dal reddito da lavoro dipendente o assimilato».

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Viene sottolineata la compatibilità con Reddito di Cittadinanza e altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle Regioni e dai Comuni. Esempio: i nuclei composti da cinque componenti di cui tre figli minori, che già percepiscono il reddito di cittadinanza e possiedono un ISEE che si attesta intorno ai 7mila euro, potranno arrivare complessivamente a ricevere 1.653 euro mensili, cifra destinata a elevarsi ulteriormente qualora la famiglia risieda all’interno di una casa in affitto e abbia diritto al contributo di 280 euro previsto. Questo aspetto «è sicuramente positivo in una logica assistenzialista nel mentre potrebbe costituire un deterrente ad un comportamento proattivo nella ricerca di una occupazione, in assenza di misure di condizionalità concretamente funzionanti».

Punti critici

Le risorse limitate anche a regime non consentiranno «di ottenere l’obiettivo di un assegno medio mensile prossimo ai 250 euro per ogni figlio, fino ai 21 anni di età». E l’introduzione di un valore ISEE: anche se i valori sono «quantitativamente apprezzabili, per i beneficiari riduce in modo significativo l’impatto della riforma e la sua pretesa universalità». In quasi tutti i Paesi europei che hanno avanzate politiche di sostegno alla natalità, viene rilevato, «queste misure non vengono proporzionate in relazione al reddito familiare. L’utilizzo dell’indicatore ISEE per delimitare il numero dei beneficiari dell’assegno unico produce di fatto l’effetto di penalizzare i redditi familiari rispetto a quelli individuali. In Francia, per esempio, è stato introdotto il quoziente familiare che suddivide una parte del reddito tassabile, e le relative aliquote di prelievo, in rapporto ai carichi familiari, ottenendo esattamente l’effetto opposto dell’ISEE».