Sentenza Ue: la clandestinità non è reato

di Barbara Weisz

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La Corte di Giustizia europea boccia la normativa italiana che prevede il reato penale e quindi il carcere per gli stranieri irregolari. Verso la scarcerazione degli arrestati, stop ai processi.

Fine del reato di clandestinità. La Corte di Giustizia Europea ha bocciato la legge italiana, inserita nel pacchetto sicurezza del 2009, che considera reato penale, punibile con la detenzione, la permanenza irregolare dei migranti nel Paese. È in contrasto con la direttiva comunitaria, che prevede «una politica efficace di allontanamento e di rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno sia irregolare, nel rispetto dei loro diritti fondamentali».

Gli stranieri senza permesso di soggiorno, anche se non lasciano il Paese dopo aver ricevuto un decreto di espulsione, non potranno quindi più essere puniti con il carcere (la norma italiana prevede una pena fino a cinque anni). La clandestinità torna quindi ad essere un reato amministrativo.

A sollevare il caso davanti alla Corte Europea è stata la Corte d’Appello di Trento, dopo che un cittadino algerino, condannato a un anno di recplusione per clandestinità, aveva impugnato la sentenza. Gli stati mebri, ha stabilito la corte, devono rispettare la direttiva europea sui rimpatri, e non possono applicare regole più severe. L’Italia è fra i 12 paesi che ancora non l’hanno recepitata, ma la norma comunitaria dal dicembre scorso è “self executiing”, quindi valida comunque in tutti gli Stati Membri. [Continua a Pag.2]