Crisi: niente Eurobond per l’Italia?

di Redazione PMI.it

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Crisi finanziaria, debito pubblico, rischio spread in aumento con effetto domino sui mercati Ue: per salvare anche l'Italia servono Eurobond, nuove regole strutturali ed una agenzia di rating indipendente.

Il Consiglio europeo non ha concesso all’Italia l’Eurobond, come misura di garanzia rispetto al debito pubblico, ma ha scelto di sostenere oltre a Grecia anche Portogallo e Irlanda, allontanando per ora il timore di un destino incerto e solitario per il nostro Paese qualora si arrivasse ad una soglia critica, come nei vicini paesi dell’Eurozona. Tassi di interesse agevolati e allungamento delle scadenze per i prestiti, grazie al Fondo europeo di stabilità (European Financial Stabilisation Fund – EFSF), saranno estesi dalla Grecia a Portogallo e Irlanda, aprendo la via ad una strategia di supporto nazionale che ha momentaneamente sgonfiato le speculazioni e fatto rientrare l’allarme rosso sui mercati.

In altre parole, il Piano Ue di salvataggio concede al Fondo la possibilità di acquistare obbligazioni sul mercato secondario (quelle già da tempo emesse) ha contenuto gli spread in Spagna e Italia. Per ora.

Reazioni caute in Italia, anche a livello di sindacati. Danilo Barbi, segretario confederale della CGIL, ha dichiarato: «le decisioni prese dal vertice straordinario di Bruxelles rappresentano un passo significativo verso una maggiore integrazione europea ma non sono risolutive delle questioni di fondo. C’è stata comunque una evidente correzione alla precedente politica europea che si era dimostrata un vero fallimento». Quel che servono ora sono “misure strutturali di riforma” e non pacchetti straordinari.

In particolare, la CGIL chiede: tassa sulle transazioni finanziarie, creazione di una Agenzia di rating indipendente, istituzione degli Eurobond (titoli sul debito pubblico).

Resta da capire cosa accadrà se l’emergenza in Spagna o in Italia si presentasse a breve termine: a quanto pare, non è chiaro fino a che punto è previsto un incremento della capacità di credito dell’EFSF (per ora solo 440 miliardi di euro), senza il quale sarebbe stato impossibile trovare i fondi necessari per finanziare l’acquisto di titoli, a garanzia di copertura del “rischio collasso” del debito di altri paesi Ue, Italia in primis.

Sotto i riflettori Ue, dunque, la necessità di rafforzare il potere dei fondi salva-stati con una ricapitalizzazione immediata, anche con il coinvolgimento su base volontaria di banche europee provate. Sotto i riflettori italiani, invece, le scelte di Governo nel dopo-manovra finanziaria (promossa in Europa ma non in patria) alla luce di una maggioranza di governo da troppo tempo traballante e poco capace di attuare scelte forti e sostenibili che conducano l’Italia fuori dalla minaccia di una nuova crisi economica.

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