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Ricerca e ICT, leve di sviluppo in Italia

di Noemi Ricci

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Al convegno ANITEC-ANIE si è fatto il punto su Ricerca e Sviluppo ICT in Italia : servono incentivi e sostegno.

Al convegno ANITEC-ANIE “La Ricerca & Sviluppo ICT in Italia: una nuova partnership tra Università, Industria e Sistema Finanziario per competere dopo la crisiA numerose aziende italiane hanno presentato i propri programmi di ricerca tecnologica volti allo sviluppo delle reti infrastrutturali di nuova generazione e dei servizi innovativi.

Otto i player del Industria ICT sotto i riflettori, alla presenza dei principali rappresentanti delle Iistituzioni, della formazione accademica e del sistema finanziario.

La sinergia con questi soggetti dovrebbe contribuire a gettare le basi industriali per il futuro v sviluppo dell’Italia, in linea con gli obiettivi Ue; incrementare del 20% del bilancio annuale di R&S per l’ICT in Europa fino al 2013.

Un risultato ambizioso, che rappresenterebbe un traguardo importante anche in ottica di crescita sostenibile, innovazione e occupazione.

ADB, Alcatel Lucent, Cisco Systems, Elsag Datamat, Ericsson Telecomunicazioni, Nokia Siemens Networks, Selex Communications, Selta hanno illustrato le proprie attività di investimento hi-tech, ed il loro positivo impatto sull’ampliamento delle competenze aziendali, sull’intero network della ricerca in Italia e sulle piccole e medie imprese.

L’industria italiana fornitrice di tecnologie per l’ICT è stata capace nel 2009 di registrare un fatturato aggregato di 9,2 miliardi di euro, dando lavoro ad oltre 40.000 addetti. La crisi non ha ovviamente risparmiato neanche questo settore, ma mentre il fatturato aggregato settoriale ha registrato nel 2009 una flessione del -16,8%, si sono registrati investimenti dell’8% in R&S, ovvero il +1% rispetto alla media registrata nel periodo pre-crisi.

Dati che confermano la consapevolezza delle imprese che solo investendo in innovazione potranno lasciarsi alle spalle la crisi, rimanendo al passo con i principali competitor europei ed extraeuropei.

Le aziende del settore chiedono però che gli investimenti in ricerca e sviluppo vengano stimolati trasformando il credito d’imposta in un meccanismo strutturale permanente, che vengano dedicate misure specifiche al settore delle tecnologie digitali e che nei finanziamenti venga privilegiata la settorialità su aree tematiche di ricerca riconosciute come strategiche piuttosto che la territorialità.

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