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Niente compensazione dei crediti PA per i professionisti

di Francesca Vinciarelli

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Niente compensazione dei crediti per i professionisti per i quali permane il problema del ritardo nei pagamenti dalla PA: la bocciatura dell'emendamento al Ddl Sviluppo bis e le reazioni degli architetti.

Il Decreto Sviluppo bis blocca la compensazione tra crediti vantati dai professionisti con le Enti locali, Regioni ed Enti sanitari: per loro non ci sarà la stessa possibilità concessa alle imprese.

Dunque, niente certificazione e compensazione dei crediti vantati nei confronti delle Amministrazioni Pubbliche, nonostante anche questa tipologia di lavoratori sia affossata come le PMI dal tarlo tutto italiano della PA che non paga se non con ritardi estremi (180 giorni in media).

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L’estensione ai professionisti della misura di contrasto al ritardo nei pagamenti dalla PA era contenuta in un emendamento al Ddl Sviluppo bis, respinta dalla Commissione Industria del Senato.

Se fosse stata approvata la norma avrebbe dato modo anche ai professionisti di farsi certificare il credito vantato dall’Ente debitore, per poi utilizzarlo in compensazione per pagare le tasse o i contributi assistenziali e previdenziali obbligatori.

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La bocciatura dell’emendamento non è piaciuta al Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (Cnappc): «oltre ad essere ostaggi di una Pubblica Amministrazione che impiega anche due anni per approvare un progetto, lo siamo anche della sua insolvenza, magari dopo aver avuto accesso ai fondi comunitari proprio grazie al nostro lavoro».

Giusto per avere una misura del problema, solo gli architetti in Italia vantano crediti per 500 milioni di euro nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Il ministro dell’Economia ha stanziato 4 miliardi per i crediti vantati delle PMI verso la PA. Peccato che il provvedimento non sia stato sfruttato dalle imprese – dichiara il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo: “abbiamo soldi in tesoreria ma nessuno li chiede” – quando invece le risorse potevano essere condivise, così da non lasciare fondi sprecati.

Una beffa, visto che l’esclusione dei professionisti dalla compensazione sarebbe legata alla copertura finanziaria insufficiente.

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