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Pagamenti imprese: meno ritardi PA

di Noemi Ricci

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Migliorano, ma solo in Italia, i tempi di pagamento dalla PA: tutti i trend nello European Payment Report.

Migliorano i tempi di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione alle imprese, in Italia, a differenza di quanto avviene nel resto d’Europa, dove i tempi invece si allungano. È un risultato importante quello rivelato dall’ultima edizione dell’European Payment Report di Intrum Justitia, che ha visto coinvolte 10.468 aziende intervistate in 29 Paesi europei nel primo trimestre del 2017, perché è la prima volta che l’Italia mostra una controtendenza positiva in questo ambito.

In particolare in Italia i tempi si accorciano di 36 giorni passando da 131 a 95 giorni, mentre in Europa il tempo medio di pagamento da parte del settore pubblico è salito nell’ultimo anno da 36 a 41 giorni. Un danno soprattutto sulle PMI, causato spesso dalla tendenza delle imprese più grandi e strutturate ad accettare termini di pagamento più lunghi.

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Per Fausto Travisi, Amministratore Delegato di Intrum Justitia Italia:

“Sicuramente la minaccia dell’apertura del procedimento di infrazione da parte della Comunità Europea e l’effettiva applicazione della fatturazione elettronica hanno contribuito a ridurre i tempi di pagamento da parte della nostra Pubblica Amministrazione. Ciò ha portato ad un miglioramento senza precedenti che ci strappa il triste primato di paggiori pagatori in Europa. Tuttavia la nostra PA è ancora in fondo alla classifica, peggio di noi solo la Grecia con un tempo di pagamento da parte della Pubblica Amministrazione di 103 giorni”.

L’analisi evidenzia come in Europa oltre il 60% delle aziende dichiari di essere costretto ad accettare termini di pagamenti più lunghi rispetto ai propri standard. In Italia dichiara lo stesso il 75 % delle imprese, contro il 70% dello scorso anno. Le stesse aziende che ricevono pagamenti in ritardo poi sono costrette a fare altrettanto con i propri subappaltatori, alimentando di fatto un circolo vizioso: in Europa quattro imprese su dieci (40%) hanno ammesso di pagare a loro volta in ritardo i propri fornitori, in Italia circa sette su dieci (70%). Solo tre aziende su dieci hanno dichiarato di aver pagato in tempo tutte le fatture.

Tra le richieste delle aziende per far fronte a questo problema di liquidità l’introduzione di regole più severe ed efficaci per il rispetto dei termini di pagamento: in Europa il 40% delle imprese chiede una nuova legislazione, il 30% preferirebbero l’adozione di codici di condotta volontari.

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Travisi aggiunge:

“Queste notizie dovrebbero essere un campanello di allarme per i governi europei. La direttiva UE sui ritardi di pagamento prevede che le autorità pubbliche debbano pagare per i beni e servizi acquistati entro 30 giorni, a meno che non ci siano circostanze molto eccezionali. Sembra invece che l’eccezionalità sia diventata la normalità”.

“Sono convinto che dobbiamo fare molto di più per modificare le abitudini di pagamento delle imprese. L’impegno al rispetto dei termini di pagamento verso i propri fornitori dovrebbe far parte del programma di sostenibilità di ogni impresa. Ciò sarebbe utile per aiutare le nostre piccole e medie imprese – e permetterebbe la creazione di un numero maggiore di posti di lavoro ed una crescita della società nel suo insieme.” Conclude Fausto Travisi.

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