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Prelievi e versamenti in contanti: cosa si rischia

di Redazione PMI.it

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Prelievo e versamento contanti sul conto corrente: cosa si rischia, ovvero quando scattano i controlli fiscali da parte di Fisco e Antiriciclaggio.

Prelevare e versare soldi in contanti, dagli ATM o dagli sportelli bancari e postali, è un’operazione che viene effettuata abbastanza comunemente. Non tutti però sanno che ci sono dei rischi ai quali si va incontro effettuando questi movimenti sul conto corrente, dal punto di vista dei controlli fiscali, e dei quali bisogna essere consapevoli, nel momento in cui si superano determinante soglie.

Vediamo in dettaglio quando il prelievo di contanti rischia di accendere i riflettori del Fisco sui propri risparmi e depositi, ovvero quali sono i movimenti che possono essere ritenuti “sospetti”, spingendo la banca a segnalarli all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) presso la Banca d’Italia.

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Conto corrente e reddito

Prelevare dei contanti e più in generale effettuare dei movimenti sul proprio conto corrente fornisce all’Agenzia delle Entrate delle indicazioni potenziali di quello che potrebbe essere il nostro reddito e, di conseguenza, consente al Fisco di individuare eventuali discordanze tra il reddito dichiarato e quello effettivamente percepito. Ecco perché il Fisco è tanto interessato a effettuare verifiche costanti sui depositi bancari e i movimenti effettuati sul conto corrente. A semplificare i controlli fiscali c’è sicuramente oggi un maggiore ricorso agli strumenti tracciabili, ovvero ai pagamenti digitali, incentivati in vario modo (si pensi alla lotteria degli scontrini per esempio). Ma la tracciabilità, non va dimenticato, riguarda in qualche modo anche i soldi contanti, in particolare quando questi vengono prelevati o versati su un conto corrente, bancario o postale.

Prelievi contanti

Per il prelievo di contanti sul conto corrente i sospetti da parte della banca – e la conseguente comunicazione all’Unità di Informazione Finanziaria- possono scattare al superamento dei 10.000 euro nell’arco di un mese, anche se prelevati con una serie di operazioni separate. Sarà poi la stessa UIF ad analizzare il comportamento del cliente, i prelievi effettuati, anche nei mesi precedenti, ed eventualmente avvisare la Procura. In tale eventualità, saranno gli inquirenti ad accertare se i prelievi effettuati possono essere riconducibili a reati (riciclaggio, criminalità organizzata, traffico di droga o di armi e così via).

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Prelievi liberi

Vale la pena sottolineare che, secondo quanto stabilito dai giudici della Corte di Cassazione (ordinanza n. 47831/19), i prelievi dal conto corrente sono sempre liberi e il Fisco non può chiedere spiegazioni, come fa invece per i versamenti, chiedendo la provenienza del denaro. Il prelievo in contanti, anche se ritenuto sospetto e non giustificato, non può essere utilizzato come motivazione per far scattare un accertamento fiscale o per sospettare una possibile evasione fiscale, come invece accade per i versamenti. Tuttavia al superamento dei 10.000 euro prelevati scattano le norme antiriciclaggio che impongono alla banca di segnalare l’operazione alla UIF.

Rischi per imprenditori

Diversa la situazione qualora il prelievo in contanti venga effettuato da un cliente della banca che svolge attività imprenditoriale. Qui le regole sono più severe: gli imprenditori hanno l’obbligo di giustificare tutti i prelievi superiori a 1.000 euro al giorno o a 5.000 euro al mese.

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Versamenti

Ad essere ritenuti ancora più sospetti dei prelievi, per il Fisco, sono i versamenti in contanti. A differenza dei prelievi in contanti, infatti, per i versamenti liquidi la legge non ha previsto dei limiti, tuttavia al superamento di una certa somma la banca può chiedere al cliente la provenienza del denaro, ai sensi delle norme antiriciclaggio.

Tasse

Per l’Agenzia delle Entrate si presumere che tutti i versamenti sul conto corrente siano reddito imponibile a meno che non si possa dimostrare, con prove scritte, che si tratta di redditi esenti (es. donazioni o i risarcimenti), o redditi già tassati alla fonte (es. vincite) e per questo non presenti nella dichiarazione annuale. L’onere della prova spetta al contribuente.

Sanzioni

In particolare a far scattare il campanellino d’allarme alla banca sono i versamenti di somme superiori alla soglia della tracciabilità pari, dal 2022, a 1.000 euro. In questa eventualità la banca potrebbe segnalare il versamento all’Autorità antiriciclaggio che, nel caso in cui verifichi degli illeciti, può sanzionare il cliente con multe che vanno da 1.000 a 50.000 euro.