Coaching, counseling, mentoring: cosa scegliere?

di Anna Fabi

3 Giugno 2022 10:44

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Ecco una mini-guida per orientarsi tra gli interventi a supporto dello sviluppo delle persone in azienda.

Avete probabilmente sentito parlare  di coaching, counseling, mentoring, a volte come sinonimi a volte in modo molto diverso tra loro: vediamo in cosa consistono questi interventi, a chi sono rivolti e quando conviene utilizzarli.

Coaching aziendale: cos’è e a cosa serve

Il coaching è un intervento che ha l’obiettivo di supportare le persone a migliorare una o più competenze manageriali o gestionali. La gestione dei collaboratori e del tempo, la delega, ad esempio. Il patto o contratto tra il professionista ed il coachee riguarda obiettivi specifici sulla base di valutazioni interne, esperte (ad esempio un bilancio di competenze o un assessment center) o individuate dalla persona. Il percorso può essere individuale o di gruppo (team di progetto, ruppi di clienti e fornitori interni…) e mira, oltre all’ascolto e alla comprensione, allo sviluppo delle potenzialità attivando modalità diverse di comportamento e azione nel contesto professionale.

Quando fare coaching?

Il coach che lavora con le imprese è un professionista che conosce i processi organizzativi e le dinamiche aziendali, ha spesso maturato esperienza in azienda come consulente e ha completato un corso di formazione, tipicamente annuale. Il coach andrà a stimolare il coachee partendo dalle sue abilità, ponendo le giuste domande, proponendo esercizi per allenare le abilità oggetto del percorso e suggerendo quando utile approcci diversi e metodologie di lavoro alternative.

Quando può essere utile un percorso di coaching?

In situazioni di cambiamento individuale – di ruolo, responsabilità, mestiere – oppure organizzativo – sviluppo di nuove aree di business, implementazione di una nuova struttura organizzativa o di nuovi processi, cambi di proprietà e di governance.  Il coaching può essere utile anche per sostenere la realizzazione di un piano industriale particolarmente sfidante e, in generale, per supportare le persone ad esprimere appieno le loro potenzialità. Al termine dell’intervento ci si può infatti aspettare un miglioramento nelle competenze oggetto del percorso ed un aumento dell’empowement delle persone.

Counseling aziendale: cos’è e perchè attivarlo

E’ un intervento, individuale o di gruppo che punta a migliorare la qualità di vita delle persone. Attraverso un percorso breve di ascolto e riflessione, aiuta a superare le difficoltà connesse a fasi di transizione o di crisi, sfruttando le risorse interiori e individuando nuove possibilità di comportamento; ha dunque l’obiettivo di migliorare il benessere delle persone supportandole ad affrontare problemi relazionali o momenti di crisi relativi a situazioni lavorative o personali. Il counseling promuove dunque processi di cambiamento individuando nuove strade percorribili e modalità di azione fino a quel momento non considerate . Un percorso di counseling  inizia di solito con l’individuazione di un’esigenza, che può essere espressa dal capo della persona, dalla funzione del personale o dallo stesso interessato. In ogni caso, si concretizza in un contratto, un accordo in cui si definisce in modo delimitato e specifico l’area di difficoltà sulla quale si andrà a lavorare. Il percorso continua con una serie di colloqui nei quali il counselor utilizza varie metodologie incentrate sull’ascolto attivo e mutuate da diversi orientamenti teorici.

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Come funziona il counseling

All’interno delle aziende ha uno sviluppo recente e viene utilizzato per ruoli di responsabilità media e alta come strumento di sviluppo ed empowerment o come offerta di  welfare, ad esempio istituendo uno sportello per i dipendenti. Il counselor organizzativo è un professionista che, spesso in aggiunta alla laurea, ha conseguito un diploma dopo un percorso di formazione triennale, conosce le dinamiche aziendali e in qualche caso anche il settore in cui operano il suoi clienti; tipicamente ha un’esperienza di lavoro in ruoli gestionali o in consulenza organizzativa.

Quando può essere utile un percorso di counseling?

Si tratta di una scelta ottimale per chi sta incontrando difficoltà ma non presenta disturbi o patologie. La focalizzazione su un tema specifico e la definizione di tempi circoscritti rendono questo tipo di intervento particolarmente utile in caso di scelte o situazioni di conflitto interno o esterno. In tutti i momenti di cambiamento ed evoluzione delle organizzazioni per aiutare le persone a far fronte a incertezze, paure e decisioni legate alla nuova situazione. Nei passaggi di ruoli o generazionali per consentire di prendere consapevolezza e gestire le proprie emozioni, eventuali difficoltà e resistenze. Al termine di un intervento di counseling diffuso, individuale o organizzativo, ci si può aspettare, oltre ad un aumentato benessere delle persone, migliori performance, aumento dell’empowerment individuale, miglioramento del clima interno e delle relazioni.

Mentoring in azienda: a chi serve

E’ una metodologia di trasferimento di competenze, professionali e manageriali, svolta attraverso una relazione tra una persone con più esperienza, il mentor, ed un allievo, il mentee. A differenza dei counselor e dei coach, tipicamente figure esterne, il mentor può essere una figura interna che ha maturato esperienza e competenze da trasmettere ai più giovani. Anzi, questa responsabilità può rappresentare un intervento di motivazione verso le persone con maggiori professionalità. Il mentor è una guida per i più giovani, apre le porte alla conoscenza di cultura, valori, riti, tecniche, metodologie, reti di relazioni e altri elementi spesso non codificati in documenti, procedure o manuali ma fondamentali per stare in azienda. E’ il temporaneo punto di riferimento del mentee, a cui offre esperienza e conoscenza del contesto per favorirne la crescita e l’ integrazione nel contesto organizzativo.

Quando può essere utile un percorso di mentoring?

In tutte le situazioni in cui una persona è inserita in un contesto nuovo: neoassunti che possono essere supportati nel processo di integrazione organizzativa; persone che ricoprono per la prima volta un ruolo manageriale; expatriates con la necessità di comprendere la cultura e adattarsi ai cambiamenti; nelle situazioni in cui è necessaria la trasmissione di competenze non codificate e si vuole facilitare il processo di apprendimento.

Conclusioni

Counseling e coaching non sono alternativi, possono convivere  in azienda per rispondere a diversi bisogni così come essere integrati nel percorso di sviluppo di una stessa persona che può dapprima lavorare su difficoltà personali per poi essere pronto/a per un percorso di coaching su competenze specifiche. Il counseling lavora maggiormente sulla persona a tutto tondo esplorando ambiti diversi mentre l’intervento di coaching, pur interessando ovviamente la persona nel suo complesso, resta più concentrato sulla performance lavorativa. Partite dunque dalle esigenze delle persone per indagare le possibili necessità di supporto e accompagnamento al processo di sviluppo, gli effetti su clima, benessere e performance aziendale non si faranno attendere. Buon percorso!

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* A cura di Maria Vittoria Colucci.