Knowledge workers: formazione e talento per uscire dalla crisi

di Fabrizio Scatena

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La crisi economica ha paradossalmente aperto a nuove opportunità  di riposizionamento sul mercato del lavoro per chi dimostra preparazione, creatività  ed autonomia. Sono proprio queste, infatti, le caratteristiche richieste ai nuovi knowledge workers per imprimere una spinta produttiva al nostro sistema economico.

La preparazione intesa come aggiornamento professionale, è una condizione che dovrebbe accompagnare sempre i lavoratori del post-crisi. Non è un caso se oggi si parla di nuovo tanto di lifelong learning.

Altra leva di sviluppo è la creatività , ovvero la propensione a trovare soluzioni innovative per creare nuovi prodotti e servizi, o l’applicazione di processi di problem-solving originali per risolvere situazioni complesse.

Infine l’autonomia, la capacità  di svolgere il proprio lavoro in modo indipendente per realizzare gli incarichi assegnati con soluzioni personali, gestendo autonomamente il proprio tempo e i rapporti con clienti e partner.

Questo scenario è confermato anche da una recente analisi di Lawrence Katz, esperto del lavoro che insegna nell’Università  di Harward:

nell’attuale mercato del lavoro, i laureati di fascia alta, ovvero che possiedono sofisticate capacità  analitiche e di problem-solving e sono in grado di competere sul mercato globale, di cavalcare il sistema finanziario e gestire le nuove disposizioni governative si trovano in un’ottima posizione.

Ma la situazione italiana rispetto a quella americana lascia meno margini di libertà  imprenditoriale e professionale per i giovani lavoratori della conoscenza, che se opportunamente sostenuti, retribuiti e incentivati dalla PA e dalle Pmi, potrebbero essere l’elemento chiave per uscire dalla crisi.