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Riforma Pensioni 2015: UE contraria

di Francesca Vinciarelli

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La Banca Centrale Europea esprime parere espressamente negativo sull'ipotesi di una Riforma delle Pensioni 2015: ecco perché.

La BCE (Banca centrale europea) boccia le modifiche alla Riforma delle Pensioni Fornero, alle quali sta pensando il governo Renzi. A destare preoccupazione in sede europea sono i conti pubblici, che sarebbero a rischio in caso di “passi indietro” (leggi: “requisiti meno stringenti”) sulle riforme fatte fino ad oggi.

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La Riforma Pensioni 2015 al vaglio di Governo e INPS, come noto, mira a consentire maggiore flessibilità in uscita che, secondo le stime rese note dal presidente dell’Istituto di previdenza, Tito Boeri, avrebbe un costo potenziale per le casse pubbliche in oltre 10 miliardi di euro. Un importo troppo elevato secondo la Banca centrale europea, con un risultato contrario a quello previsto dall’Ageing report elaborato dal Comitato di politica economica e dalla Commissione UE in vista di una diminuzione delle uscite legate al sistema previdenziale.

L’istituto guidato da Mario Draghi, nel suo Bollettino economico, spiega:

“Le nuove proiezioni sui costi dell’invecchiamento per diversi Paesi dell’Eurozona sono soggette a rischi negativi perché dipendono da ipotesi molto ottimistiche sugli andamenti della produttività e del mercato del lavoro”.

E questo vale tanto per l’Italia quanto per Belgio e Spagna, visti i cali della produttività e dell’occupazione degli ultimi anni. Non è possibile pensare che nei prossimi anni le uscite del sistema previdenziale caleranno:

“Sarebbe fuorviante interpretare le nuove proiezioni sui costi dell’invecchiamento come un’indicazione che gli sforzi di riforma dei Paesi siano meno urgenti”.

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Questo significa che attuare una Riforma delle Pensioni che ammorbidisca i requisiti di età richiesti per lasciare il lavoro rischierebbe di aprire un buco di decine di miliardi di euro che andrebbe a discapito delle generazioni future. Ad aggravare il tutto c’è poi la relazione della Commissione economico-finanziaria dell’istituto sul periodo 2014-2023, che stima un aumento del passivo INPS di 56,5 miliardi di euro.

Dunque ora non resta che vedere se il premier Matteo Renzi e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti si assumeranno comunque il rischio di andare avanti con la Riforma delle Pensioni, garantendo una pensione anticipata in deroga ai rigidi requisiti imposti dalla Riforma Fornero.

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