Censis: lavoro, la laurea non paga

di Redazione PMI.it

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Audizione Censis alla Camera su giovani e mercato del lavoro: anticipare la formazione, detassare le imprese, favorire il ricambio generazionale in azienda.

«In Italia la laurea non paga. I nostri laureati lavorano meno di chi ha un diploma, meno dei laureati degli altri Paesi europei, e con il passare del tempo questa situazione è pure peggiorata»: una denuncia amara quella di Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, espressa nei giorni scorsi in audizione alla Camera presso la Commissione Lavoro.

In Italia è attivo in termini di lavoro solo il 66,9% degli addetti tra i 25-34 anni con tale titolo di studio. Uno stacco notevole rispetto alla media europea (84%).

Francia, Inghilterra e Germania sono persino sopra la media europea, invitando a una riflessione concreta sulla fuga dei cervelli verso qualunque altro posto oltreconfine: ovunque è meglio che in Italia.

Non solo i laureati trovano meno lavoro dei diplomati di pari fascia d’età (69,5%) ma, secondo il Censis, il trend è destinato a peggiorare: il tasso di occupazione dei laureati si sta riducendo costantemente. In tre anni (2007-2010) è sceso già di 2,4 punti percentuale (da 71,3% a 66,9%.

Uno dei problemi di fondo è l’istruzione, in Italia meno solida che nel resto d’Europa, ma anche la mancanza di opportunità di lavoro. I tempi prolungati dei cicli formativi costituiscono la prima barriera all’ingresso nel mondo del lavoro. Sia per i laureati che per i diplomati. Dei giovani italiani, per esempio ben il 59,5% è ancora impegnato in percorsi di formazione fino a 24 anni e gli occupati sono appena il 20,5% (34,1% la media europea).

La vera anomalia italiana? Secondo il Censis è la sfiducia nello studio e nel lavoro: in Italia, i giovani che abbandonano entrambi sono il 12,1% rispetto al 3,4% della media europea.

«Per i middle young (25-34 anni) c’è una inversione fra chi studia (dal 60% si scende al 7%) e chi lavora (dal 21% si sale al 65%), e crescono le persone alla ricerca di un lavoro o esclusi da qualsiasi attività (dal 20% al 28%), », si legge nella nota ufficiale del Censis. Altra informazione interessante: risulta scarsa la partecipazione al lavoro nell’età dell ‘ apprendistato e del diploma.

I giovani 15-24enni occupati a tempo determinato il 40,1%, solo l’11,5% tra i 25 e i 39 anni. Tra i 24 e 34 anni, chi trova lavoro e si raggiunge “autonomia e responsabilità” è il 35%, il 45% tra le donne e il 53% nel Mezzogiorno.

Le tre proposte Censis per migliorare l’occupabilità dei giovani italiani?

  • «Anticipare i tempi della formazione e metterla in fase con le opportunità di lavoro: la laurea breve dovrà sempre più costituire un obiettivo conclusivo nel ciclo di apprendimento».
  • «Non solo lavoro dipendente, ma soprattutto iniziativa imprenditoriale, professionale e autonoma: bisogna detassare completamente per un triennio le imprese costituite da almeno un anno da parte di giovani con meno di 29 anni».
  • «Accompagnare il ricambio generazionale in azienda. Si potrebbe introdurre un meccanismo per il quale l’azienda che assume due giovani con alti livelli di professionalità potrà essere aiutata a collocare un lavoratore a tempo indeterminato non più giovane, dopo opportuni corsi di formazione, in altre unità produttive, rimanendo il costo della formazione in capo ai soggetti pubblici».

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