Censis: Italia del lavoro in crisi

di Noemi Ricci

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Secondo il Rapporto Censis 2010 l'economia dell'Italia stenta a ripartire dopo la crisi: male lavoro, occupazione, formazione e sviluppo.

Presentato il 44esimo Rapporto Censis che fotografa un’Italia in cui crisi e globalizzazione portano disinvestimento dal lavoro, despecializzazione produttiva nelle aziende e risparmi stagnanti, complice una classe politica in lite costante, che incide negativamente sulla ripresa per il 34,4% degli Italiani, più della disoccupazione (29,6%) e della corruzione (26,2%).

Ma ci sono anche aspetti positivi nel Rapporto 2010, come i meccanismi virtuosi che portano all’irrobustimento delle reti tra imprese.

Il Censis segnala un calo in Italia della componente di lavoro non dipendente, con una diminuzione di 437.000 imprenditori e lavoratori in proprio tra artigiani e commercianti dal 2004 al 2009, pari al -7,6%.

Livelli più bassi d’Europa anche per il ricorso agli orari flessibili e per la percentuale di imprese che adottano modelli di partecipazione dei lavoratori agli utili.

Il settore che nell’ultimo decennio ha offerto il maggior supporto all’occupazione è il Terziario, con la creazione tra il 1999 e il 2009 di 2,2 milioni di nuovi posti di lavoro colmando le perdite dell’Agricoltura (-150.000 unità circa) e dell’Industria (-280.000 lavoratori).

L’occupazione femminile resiste meglio di quella maschile, con una perdita di 105.000 posti di lavoro rosa (-1,1%) tra il 2008 e il 2009, contro 274.000 degli uomini (-2%). Percentuali che scendono al -0,5% e -1,1% rispettivamente, nei primi due trimestri del 2010. Le donne, però, rischiano di più: nel 2009 il 14,3% ha firmato contratti atipici contro l’8,9% degli uomini, dei quali l’11,9% sono contratti a termine e il 2,4% di collaborazione a progetto o occasionale.

Il 16,3% della popolazione di età compresa tra i 15 e i 34 anni risulta inattiva (2.242.000 persone), ovvero non studia, non lavora e non cerca occupazione. Nei primi due trimestri del 2010 si è registrato un calo dell’occupazione giovanile del -5,9%, contro un calo medio dello 0,9%. Una situazione legata alla volontà, secondo il 55,5% degli Italiani, i quali ritengono che i giovani siano senza lavoro perché non vogliono accettare lavori faticosi e di scarso prestigio.

Cresce invece di 85.000 unità l’occupazione tra i 45-54enni raggiungendo il +1,4% tra il 2008 e il 2009 e del +2,4% nel 2010, mentre tra gli over 55 la crescita è stata del +3,7% tra il 2008 e il 2009 e del +3,6% nel 2010 per un totale di 100.000 unità.

Il sistema formativo italiano sembra inoltre essere sempre più inadeguato a rispondere alle esigenze specifiche del sistema produttivo, con rari casi di giovani che si presentano sul mercato del lavoro con un’esperienza lavorativa alle spalle e il 26,7% delle aziende che incontra difficoltà a recuperare le competenze tecnico-professionali di cui ha bisogno.

Il 12,3% dei 15-19enni ha seguito nel corso degli studi un programma di formazione-lavoro, mentre il 3,5% ha svolto un lavoro retribuito. Il 37% dei giovani fino a 35 anni alla ricerca di un lavoro possiede solo il titolo di scuola media, il 43,1% ha un diploma, il 6,2% una qualifica professionale e solo il 13,8% è laureato.

L’evasione fiscale vale infine circa 100 miliardi di euro l’anno, che incide sul valore complessivo del sommerso per il 62,8%. Secondo il 44,4% degli italiani è questo il male principale del nostro sistema pubblico, con il 60% che ne vede un aumento negli ultimi tre anni e il 51,7% che chiede di aumentare i controlli per contrastare l’evasione.

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