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Asstel: imprese TLC in Italia arretrate nella UE. Banda larga insufficiente

di Noemi Ricci

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Le imprese di Telecomunicazioni in Italia non vivono una congiuntura favorevole: in 5 ann ei ricavi, nonostante la crescita della banda larga. Non è colpa della crisi ma del ritardo rispetto ai Paesi Ue

Il mercato TLC in Italia perde colpi, e la responsabile non è la crisi. Sembra infatti inarrestabile il declino del traffico voce, che si aggiunge al problema del ritardo nella banda larga rispetto agli altri paesi europei, al difficile equilibrio con i nuovi protagonisti del Web e all’avvento dei cosiddetti grandi attori esterni (Google, Youtube, Facebook…).

Lo rivelano i dati del report realizzato per Confindustria Asstel da Analysys Mason e presentati al convegno Asstel “Le telecomunicazioni per l’Italia”.

Un comparto rimasto negli anni sostanzialmente uguale a se stesso in Italia: dal 2006 ad oggi è in atto una lenta decadenza, che la crisi internazionale ha solo accentuato. Una contrazione di natura strutturale quella del settore TLC in Italia, tanto da portarlo quasi a perdere l’8% dei ricavi negli ultimi anni, pari a circa 4,5 miliardi di euro.

Le speranze riposte nello sviluppo della banda larga nulla hanno potuto contro il calo delle vecchie linee telefoniche di ben 5 milioni, portando il livello di penetrazione del fisso in Italia al 77%, il più basso a livello europeo.

Un andamento che non riesce ad essere compensato dalla crescita di accessi alla banda larga fissa, che tra giugno 2009 e giugno 2010 ha superato +7%. Cifra non sufficiente a scrollarci dall’ultimo posto tra i cinque principali paesi dell’Ue. Non è all’altezza di quanto avviene negli altri Paesi neanche il boom di schede, chiavette e smartphone per il collegamento all’Adsl mobile.

Ad influenzare negativamente l’andamento del settore TLC ci sarebbero inoltre attori esterni come i motori di ricerca, i social network e i content provider, che avendo rivoluzionato e allargato il modo di comunicare stanno lasciando sempre meno spazio ai metodi tradizionali e quindi ai vecchi gestori telefonici.

Da considerare, infine, anche il fardello dell’analfabetizzazione informatica, con il pc presente solo nella metà delle famiglie italiane, oltre alla reticenza nell’adoperare Internet nei rapporti con la pubblica amministrazione, con solo il 15% della popolazione che usa servizi di e-government (l’obiettivo dell’Agenda digitale europea è del 50%). In più i servizi pubblici effettivamente fruibili su internet sono il 79% di quelli potenzialmente disponibili, contro la media dell’82% per l’Ue a 27 e dell’88% per i cinque principali paesi europei.

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