Rallenta la delocalizzazione delle imprese venete

di Teresa Barone

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Alle imprese del Nord Est sull’orlo del fallimento mancano i capitali minimi per delocalizzare: i dati della Cgia di Mestre.

La crisi sta mettendo a dura prova le imprese del Nord Est anche per quanto concerne il desiderio di delocalizzare alla ricerca di mercati migliori: lo afferma la Cgia di Mestre, secondo la quale la delocalizzazione nel 2012 è cresciuta solo del 4,5% contro il 65% del periodo compreso tra il 2000 e il 2011.

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La quantità di spostamenti verso l’estero ha infatti subito un brusco crollo, a causa della crisi economica e della mancanza di capitali minimi da investire, dovuta a sua volta all’enorme peso fiscale dovuto a IMU, IRAP, IVA e TARES, come ha sottolineato il presidente della Cgia Giuseppe Bortolussi.

«Negli ultimi dieci anni le tasse, la burocrazia, il costo del lavoro, il deficit infrastrutturale e l’inefficienza della pubblica amministrazione hanno spinto molti imprenditori a trasferirsi in paesi dove il clima verso le aziende è più favorevole».

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Le imprese venete, tuttavia, sempre più spesso dichiarano fallimento invece di fuggire all’estero, e la differenza rispetto al passato è piuttosto evidente se si considerano le cifre inerenti la delocalizzazione a partire dal 2001: si parla di oltre quarantamila “posti di lavoro” che dal Veneto si sono spostati all’estero per cercare manodopera più pagata e meno onerosa dal punto di vista fiscale.

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