Abusivismo e contraffazione: minaccia per la competitività delle Pmi

di Noemi Ricci

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Tra i principali fattori che minano la competitività delle Pmi italiane, spiccano la criminalità, l'abusivismo e la contraffazione, che da sola costa 50 miliardi l'anno alle imprese

Crisi, pressione fiscale, difficoltà di mercato e di accesso al credito sono sicuramente fattori che incidono negativamente sulla crescita e sulla competitività delle Pmi. A questi si aggiungono l’abusivismo, la contraffazione commerciale e l’azione della criminalità, come emerge dai dati Confcommercio.

Secondo l’indagine sull’evoluzione del fenomeno criminale in Italia, realizzata da Confcommercio e Format-Ricerche di Mercato, questi fenomeni pesano rispettivamente per il 24,8%, 22,2% e 15,6%.

Lo studio dimostra quanto sia importante difendere il Made in Italy: ne è convinto il 99% degli imprenditori italiani. Basti considerare che la contraffazione costa alle imprese 50 miliardi l’anno.

Sono dunque necessari più controlli (per il 52,6% degli intervistati), tracciabilità dei prodotti (75,9%) ed etichetta obbligatoria (38,3%).

Il 94,8% degli imprenditori auspica un Made in Italy più rigoroso, a partire dalla nuova normativa che tutela l’intero ciclo produttivo sul territorio italiano. Per il 2% basta un Made in Italy parziale, per il 2,2% è importante certificare solo il confezionamento e per il 2,7% anche l’ideazione.

La terminologia “Made in Italy” per il 69,5% degli intervistati è sinonimo di qualità, per il 23,9% di eleganza/bellezza, ma solo il 6,6% degli imprenditori crede nel binomio Italia-affidabilità.

Relativamente alla criminalità, le Pmi si sentono più sicure rispetto all’anno precedente nel 10,6% dei casi. Nel 78,2% percepiscono lo stesso livello di sicurezza e nell’11,2% si sente meno sicuro. Il 70,8% delle Pmi nel 2009 ha sostenuto dei costi per proteggersi (+5,3% rispetto al 2008).

Il 93,1% delle Pmi ritiene che per ridurre il rischio dei fenomeni criminali siano necessarie pene più severe e certezza della pena, l’89,9% ritiene che serva maggiore collaborazione tra gli imprenditori e le forze dell’ordine sul territorio, l’89,4% interventi delle forze dell’ordine di tipo preventivo e repressivo, l’84,6% maggiore collaborazione tra gli imprenditori e gli enti locali per attuare progetti di riqualificazione per contrastare il degrado urbano.

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