Terziario: fotografia e strategie anticrisi

di Tullio Matteo Fanti

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Le imprese del Terziario avanzato stanno pagando lo scotto della crisi e sperimentano nuovi mercati, forme di organizzazione e tecnologie per uscirne al meglio

La crisi si è duramente abbattuta anche aziende del Terziario avanzato. Non potendo far leva sul taglio dei costi e del personale, il mercato delle partite IVA si vede oggi costretto ad adottare nuove strategie come via di uscita dal collasso economico.

È quanto emerge dalla ricerca “Quadro competitivo, congiuntura, strategie per la crisi e rapporto con il mondo del credito” condotta dall’Osservatorio Nord Est in un’indagine promossa da Banca Intesa Sanpaolo, su un campione di 963 imprese italiane.

Le realtà del Terziario sono piccole, troppo piccole per poter reagire alla crisi con le tradizionali strategie: il 27% degli imprenditori del settore ha infatti un solo dipendente, due nel 28,3% dei casi presi in esame.

Inoltre, il 38,2% risulta avere un fatturato inferiore ai 50mila euro, con un 17% che si assesta tra i 50 e i 99mila. Solo il 5,9% dichiara una cifra superiore al milione.

E parlando di denaro, la ricerca evidenzia un rapporto conflittuale con le banche: per il 60% degli imprenditori, nel primo trimestre 2009 l’accesso al credito risulta infatti peggiorato. Un’impresa su cinque si è vista nel secondo trimestre rifiutare le proprie richieste.

Viste le difficoltà, il 66,5% degli imprenditori ha deciso di reagire quindi alla crisi con nuove idee e nuovi servizi, puntando inoltre a nuovi mercati, anche internazionali. Mentre il 57,1% intende puntare sulle nuove tecnologie, il 54,7% prevede alleanze strategiche o ipotesi di fusione con altre realtà lavorative.

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