Riforma del lavoro: basta trattative

di Francesca Vinciarelli

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Ultimo incontro tra Governo e parti sociali sulla riforma del lavoro, poi fine delle trattative soprattutto sull'articolo 18. La parola passa al Parlamento.

La riforma del lavoro è in attesa del round finale tra Governo e parti sociali, anche se il premier Mario Monti ha già annunciato che in ogni caso non ci saranno ulteriori trattative  sulla revisione del mercato del lavoro, né tanto meno sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

Questo il principale punto di scontro, soprattutto con la Cigl di Susanna Camusso che ha annunciato mobilitazioni e scioperi di protesta contro la revisione dell’articolo 18 che potrebbe essere esteso dalla riforma del lavoro anche alle imprese con meno di 15 dipendenti.

In ogni caso nell’ultimo tavolo sulla riforma del mercato del lavoro non si parlerà di articolo 18 e reintegro.

E anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sottolineato «l’articolo 18 è una parte della questione, ma non è tutto» e ha invitato il Governo a decidere la forma legislativa per poi lasciare la parola al Parlamento.

Non si possono prendere posizioni così nette (come quelle della Cigl) prima della conclusione delle trattative, «per dare un giudizio bisogna vedere il quadro di insieme, mi auguro ci sia attenzione e misura nel giudizio da parte di tutti» ha dichiarato Napolitano.

Anche Luigi Angeletti della Uil chiede che vengano inserite delle modifiche al testo che prevedano una verifica dei sindacati sulle motivazioni dei licenziamenti economici, altrimenti «chiederemo al Parlamento, ai partiti e alle forze politiche di farle».

E mentre in Italia l’ipotesi di una riforma del lavoro condivisa sembra sempre più improbabile, arriva l’approvazione dell’UE che appoggia l’obiettivo di creare un mercato più dinamico.

Per nulla soddisfatto invece il segretario del Pd Pier Luigi Bersani il quale sottolinea che «la situazione è molto critica per le piccole e medie imprese e per il lavoro».