Stage in azienda, tra opportunità e sfruttamento

di Noemi Ricci

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Da Isfol e Repubblica degli Stagisti, avviato un sondaggio tra i giovani che vivono l'esperienza formativa dello stage in azienda: spesso una opportunità ma a volte, putroppo, uno sfruttamento di manodopera

Oltre 300mila gli stage in aziendaattivati ogni anno in Italia: ma quanti di questi vengono realmente avviati con l’intenzione di dare ai giovani gli strumenti necessari per entrare a far parte del mondo del lavoro? E quanti invece hanno come unico scopo quello di disporre di manodopera a basso costo o addirittura a costo zero?

Per rispondere a queste domande, Isfol e Repubblica degli Stagisti hanno pensato ad un questionario online – disponibile fino al 6 agosto – per scoprire chi sono gli stagisti italiani e quale è il loro pensiero sul mondo dei tirocini formativi.

Quel che pone gli stage a “rischio sfruttamento” è la legge 196/97 (dm 142/199) che ne vieta qualsiasi retribuzione, se non a titolo di rimborso spese. In più agli stagisti non vengono versati i contributi previdenziali ma solo quelli assicurativi contro gli infortuni sul lavoro, e non vengono riconosciuti permessi, malattie o ferie.

Lo stage prevede una durata minima di un anno e nulla vieta la sua interruzione in qualsiasi momento e senza necessità di motivazioni valide.

Problematiche che i giovani sono disposti a superare, a patto però che il tirocinio venga utilizzato correttamente, con tutor presenti e progetti formativi seri e adeguati, poichè questo può essere un grande strumento per la loro formazione.

Secondo l’ultimo rapporto di Almalaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, la possibilità di trovare un lavoro dopo la laurea aumenta del 6% se si è frequentato uno stage durante o dopo l’università.

Circa un tirocinante su 5 (12,8%) trova lavoro nella stessa azienda in cui ha fatto lo stage, soprattutto se si parla di laureati quinquennali, per i quali la percentuale sale al 21,3%.

Il sondaggio vuole quindi smascherare i casi negativi e far emergere i casi positivi, in cui le imprese attuano stage realmente volti ad inserire i giovani nel mondo del lavoro, oltre ad essere essere un modo per conoscere come si sviluppano realmente questi percorsi formativi, quale è la loro durata media, quanti ricevono un rimborso spese e quanti trovano poi lavoro.

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