Federalismo fiscale: il (quasi) sì degli imprenditori

di Redazione PMI.it

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Confartigianato e ISPO riportano, in un sondaggio, pareri e opinioni delle piccole aziende italiane sul federalismo fiscale. Imprenditori del Nord e Sud a confronto?

Mentre entra nel vivo del dibattito sui pro e i contro della proposta di Governo sul federalismo fiscale nel Paese, Confartigianato e ISPO segnalano il parere cautamente positivo dei piccoli imprenditori.

Sono stati infatti presentati dal Prof. Renato Mannheimer i risultati del sondaggio a campione condotto fra micro e piccole imprese italiane, nell’ambito del Convegno “Il federalismo fiscale: Nord e Sud di fronte alle nuove sfide”.

Per il 75% degli intervistati è auspicabile per l’economia del Paese una qualche forma di federalismo, per quanto non radicale: per molti piccoli imprenditori, infatti, le opportunità per il tessuto produttivo locale sarebbero meglio veicolate attraverso una gestionale “locale”.

Il malcontento attuale si fonda essenzialmente sulla forte pressione fiscale, nei mesi scorsi più volte confermata da studi di settore, che vedono le Pmi italiane particolarmente vessate.

Il 90% degli intervistati ha lamentato le difficoltà oggettive derivanti dalla attuale pressione fiscale la quale, per il 25% degli imprenditori coinvolti nell’inchiesta, potrebbe essere contrastata proprio dal federalismo fiscale, auspicando un calo delle imposte su redditi e utili di impresa e delle trafile burocratiche per le imprese (43%).

Allo stesso tempo, però, per il 64% degli imprenditori intervistati, l’impianto di un possibile federalismo fiscale non dovrebbe escludere la possibilità di fruire di contributi statali per le regioni svantaggiate.

Ad ogni modo, però, va segnalato che in base alle stime dell’Associazione Artigiani e Piccole Imprese di Mestre, con il federalismo fiscale a trarre i maggiori benefici resterebbero le Regioni a statuto ordinario, che arriverebbero ad amministrare circa 43 mld di euro in più: 51,7% la Puglia, +51,3% l’Abruzzo, +39,7% il Lazio, +39,2% la Toscana, +38,9% la Campania e +38,8% la Lombardia.

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