Telelavoro poco sfruttato dalle Pmi europee

di Tullio Matteo Fanti

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Nonostante il telelavoro sia in grado di apportare notevoli benefici ad aziende e lavoratori, in Italia solamente due aziende su dieci lo praticano, mancando di cogliere un gran vantaggio competitivo

L’immagine che emerge da un nuovo studio indipendente commissionato da Avaya, intitolato “Lavoro flessibile in Europa e in Russia”, mostra l’Italia poco incline ad offrire opportunità di telelavoro, nonostante tale modalità presenti notevoli benefici sia per le aziende che per i lavoratori, aumentando la produttività del 25%.

Secondo la ricerca, che ha raccolto le opinioni espresse da oltre 3.000 lavoratori di Francia, Germania, Italia, Russia, Spagna e Regno Unito, solo il 17% delle Pmi europee offre ai propri dipendenti opportunità di telelavoro, nonostante esso sia generalmente da quet’ultimi ben accetto.

Ciò comporterebbe l’impossibilità di cogliere un enorme vantaggio competitivo e penalizzerebbe soddisfazione e produttività dei lavoratori, oltre a creare un divario digitale all’interno delle realtà aziendali tra chi ha accesso ad Internet e chi invece non può accedere a tale “lusso”.

Eppure, il 30% dei senior manager europei ritiene il telelavoro un modo efficace per aumentare la competitività a livello internazionale, e altre ricerche di Avaya hanno dimostrato come il risparmio per le aziende relativo ad ogni lavoratore in remoto possa arrivare a circa 7.000 euro l’anno.

Le Pmi europee sono sono meno inclini a garantire condizioni di telelavoro: solo il 57% di esse si dichiara infatti disposta ad orientarsi verso tale modalità di lavoro, mentre la percentuale sale al 74% se si prendono in considerazione realtà al di fuori dell’Europa.

Il 44% dei dipendenti europei ritiene che l’impossibilità di lavorare da casa sia indice di una policy lavorativa obsoleta da parte delle aziende, mentre il 35% di essi ritiene che le aziende, pur possedendo le tecnologie adatte al telelavoro, abbiano deliberatamente scelto di non utilizzarle.