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Il Welfare aziendale secondo i lavoratori italiani

di Alessia Valentini

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"I soldi non danno la felicità" per i lavoratori d'Italia che, insoddisfatti in azienda, richiedono non soldi ma servizi: ricerca AstraRicerche - Edenred sul benessere aziendale per i dipendenti di imprese italiane.

Parliamo oggi di una interessante ricerca condotta da AstraRicerche per conto di Edenred – operatore nel mercato dei buoni pasto (Ticket Restaurant, …) – che, occupandosi di progettazione e sviluppo di soluzioni che facilitano la vita dei dipendenti e migliorano l’efficacia delle organizzazioni, ha commissionato una ricerca su ciò che rende appagati i lavoratori delle imprese italiane.

Welfare aziendale in Italia

L’indagine sul welfare aziendale ha coinvolto dipendenti e lavoratori di aziende italiane di qualsiasi dimensione, confrontando e valutandone i bisogni e il grado di soddisfazione percepito all’interno della propria realtà lavorativa. Obiettivo, evidenziare i servizi offerti ai dipendenti dalle aziende, sia in modalità diretta sia attraverso convenzioni. Il campione (46% donne, 54% uomini) ha incluso single, coniugati, separati e divorziati, tutti provenienti da classi sociali eterogenee e impiegati in settori economici ampiamente rappresentativi.

I risultati evidenziano una generalizzata insoddisfazione (48,7%) sui benefit offerti in azienda, e mostrano come l’attenzione del 59% dei lavoratori sia spostata verso una crescente domanda di servizi piuttosto che sull’aspetto economico.

I quattro servizi primari e di maggiore interesse sono: quelli legati a persona e nucleo familiare (88,5%); buoni pasto e mensa aziendale (57%); orario flessibile; telelavoro per organizzare e conciliare lavoro e vita privata (worklife balance).

Subito a seguire, i lavoratori chiedono: servizi legati alla mobilità (tipo car sharing e car pooling); assistenza medica; corsi e servizi culturali; “maggiordomo aziendale” (figura preposta allo svolgimento di pratiche per conto dei dipendenti), asilo nido aziendale e assistenza a bambini ed anziani.

La richiesta di servizi per la famiglia coincide con una debolezza dell’assistenza pubblica e con il basso potere d’acquisto causato dalla crisi, che si aggiungono alla sempre minore disponibilità di nonni.babysitter e alla maggior presenza femminile sul lavoro. Una esigenza ancora più marcata per i lavoratori separati e divorziati con familiari a intero carico.

Servizi offerti

I servizi più diffusi: buoni pasto, mense aziendali, polizza sanitaria e orario flessibile. Tutti gli altri hanno percentuali trascurabili (8%). Ancor più timido il 4% per l’asilo aziendale.

Dalla ricerca è emerso che più di un terzo del campione non beneficia di alcun sostegno da parte dell’azienda. Le Pmi soprattutto, con il 51% di totale assenza di programmi di aiuto e sostegno, anche se il 39% riguarda le aziende del settore pubblico (che pure è un risultato sorprendente!).

Anche laddove l’azienda offre dei servizi, i dipendenti ne lamentano la scarsa qualità e realizzazione delle aspettative, sottolineando un certo divario tra utilizzo e desiderio del servizio.

ROI per l’azienda

Per il futuro si auspica una maggiore adozione del “benessere aziendale”, anche per le ricadute positive per l’azienda: i risultati della ricerca fanno emergere una immediato e tangibile ritorno di investimento per le aziende che curano il welfare; i dipendenti “felici” mostrano maggiore motivazioni e partecipazione agli obiettivi aziendali, con un 38% che si mostra favorevole all’incremento della produttività e riduzione dell’assenteismo, un 33% che percepisce un rafforzamento del senso di appartenenza all’azienda e un 32% che lo valuta come valorizzazione del capitale umano e quindi una tangibile attenzione dell’azienda per i suoi dipendenti.

A tal fine l’azienda dovrebbe periodicamente interrogare e interrogarsi sullo stato di attuazione e di soddisfazione percepito e offerto per introdurre correttivi e miglioramenti.

Ad un positivo clima aziendale viene riconosciuto il ruolo di attrazione di nuovi talenti (22%) e di fidelizzazione dei lavoratori (28%), che in tempi di crisi del lavoro non è poco. Inoltre, l’azienda virtuosa ne guadagna in prestigio e credibilità accrescendo l’interesse dei clienti in virtù di una correttezza morale e sociale applicata in primis verso i propri dipendenti. Vediamone un esempio concreto.

 

Un esempio pratico

Aziende che puntano alla soddisfazione del dipendente come elemento di qualità aziendale esistono, e vengono pubblicamente riconosciute: Avanade, fornitore di servizi tecnologici aziendali, ha vinto per 4 anni di seguito (dal 2007 al 2010) il premio Best firm to work for, ovvero il premio dedicato alla migliore azienda per cui lavorare.

In Avanade l’orario flessibile e la formazione continua sono routine, come pure l’organizzazione del lavoro per obiettivi e non “tempo passato in azienda”. Aperti al part-time e al telelavoro, permettono ai dipendenti l’utilizzo esteso della tecnologia con videoconferenze in ADSL, l’uso di web-cam e chat per raggiungersi fra colleghi praticando concretamente l’Home office. Quest’anno per aumentare la fidelizzazione e la soddisfazione dei propri dipendenti è stato istituito il Family Day che permette ai bambini di andare alla scoperta del mondo del lavoro di mamme e papà.

Nel 2010 e 2011 Avanade si è aggiudicata il premio Top Employers dedicato all’eccellenza nella gestione delle HR. L’attestazione è stata effettuata dal CRF Institute, organizzazione internazionale indipendente di certificazione, che dal 1991 analizza e certifica oltre 2.500 aziende in tutto il mondo. La classifica dei meritevoli viene stilata mediante la verifica di attuazione degli standard, previsti dalla Top Employers HR Best Practices Survey, basati sull’esame indagine delle politiche di Risorse Umane, controllando i criteri delle politiche retributive, le condizioni di lavoro e i benefit, gli elementi costituenti della cultura aziendale, le opportunità di formazione e sviluppo, e ovviamente le opportunità di carriera. Meditate imprenditori, meditate.