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Riforma del Lavoro? Contorta e incostituzionale

di Barbara Weisz

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I consulenti del lavoro ritengono contorta e onerosa la stretta sui co.co.pro, sollevano dubbi di incostituzionalità ed evidenziano le incertezze interpretative su associazione in partecipazione e comunicazione dei contratti a chiamata: i dettagli della bocciatura.

Troppi paletti normativi sui contratti di assunzione e collaborazione di co.co.pro e Partite IVA: la riforma del lavoro subisce una nuova bocciatura dal mondo delle imprese. Dopo la stroncatura dei Responsabili delle Risorse Umane, questa volta è toccato ai Consulenti del Lavoro a schierarsi contro la riforma.

Contratto a progetto

Le critiche ANCL riguardano in primis la trasformazione in assunzione a tempo indeterminato delle collaborazioni a progetto dei co.co.pro quando «l’attività è svolta con modalità analoghe a quella dei dipendenti dell’impresa committente» (articolo 1 comma 23, lettera g).  I consulenti reputano tale norma pregiudizievole e onerosa «poiché pone a carico delle sole aziende l’obbligo di provare la legittimità del lavoro a progetto, in presenza di un elemento assolutamente indeterminato quale l’analogia delle mansioni, che viene rimesso a una valutazione del giudice che si ritiene eccessivamente ampia».

Ci sarebbe anche un rischio di incostituzionalità nella norma prevista al comma 24 dello stesso articolo 1 sulla definizione del progetto: «elemento essenziale di validità» della collaborazione (senza cui scatta l’assunzione a tempo indeterminato). La formulazione di questo comma rischia di ribaltare gli orientamenti della giurisprudenza sconvolgendo piani e conti economici delle aziende: finora si riteneva la mancanza del progetto come mero elemento presuntivo della subordinazione».

Associazione in partecipazione

C’è un rilievo anche sulla norma che vieta alle aziende di superare tre contratti di associazione in partecipazione (con l’eccezione dei parenti, leggi qui le nuove regole): secondo i consulenti del lavoro non si capisce se il limite «si riferisca all’intera attività aziendale o a ogni singola attività produttiva», anche se aggiungono di essere orientati a propendere per la seconda ipotesi.

Contratto a chiamata

Infine, per quanto riguarda le nuove modalità di comunicazione sui contratti a chiamata, i consulenti del lavoro rilevano un procedimento poco chiaro e molto burocratizzato, a fronte di salatissime sanzioni fino a 2.400 euro. “Il governo non ha previsto nessun sistema di garanzia e tracciabilità qualora l’azienda, o il suo consulente di lavoro, decida di utilizzare la modalità di comunicazione via SMS». Per approfondire:

Il parere dei Direttori HR

Anche secondo i Direttori del Personale aderenti all’AIDP (Associazione Italiana Direttori del Personale) la Riforma del Lavoro è stata un’occasione mancata, senza riuscire neppure a centrare l’obiettivo di incrementare l’occupazione: “deludente e di scarso impatto su competitività ed occupazione” (43%); il 33% ha votato lo slogan “Un compromesso al ribasso” (33%);  “un primo passo nella giusta direzione” (9% ).

I punti più controversi sono quelli relativi all’applicazione delle nuove norme per la stabilizzazione di collaboratori a progetto (leggi cosa cambia per i co co pro) e false Partite IVA (vai ai nuovi contratti) e per lo scoraggiamento dei contratti a tempo determinato (consulta le novità).

Sono invece positivi i pareri sulla eliminazione del causalone per il primo contratto a termine e le modifiche all’articolo 18 che rendono più facili i licenziamenti di tipo economico (vedi le nuove regole) e, in generale, le nuove norme per la centralità del contratto degli apprendisti (leggi come cambia l’apprendistato).