Piccole imprese e tecnologia

di Paolo Iasevoli

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Il grado di penetrazione informatica nelle Piccole e Micro imprese secondo un accurato studio di ConfCommercio

Dallo studio “Il Digital Divide nella micro e piccola impresa italiana” condotto da ConfCommercio emerge che le aziende “High Tech” italiane sono il 12,7% del totale. La ricerca ha analizzato le realtà aziendali con meno di 50 dipendenti misurandone la dotazione tecnologica. I dati mostrano che le aziende a basso tasso tecnologico sono soprattutto quelle del Sud (57%), mentre al centro e al Nord sono circa un terzo del totale.

Il campionamento è stato effettuato su 3.324 unità appartenenti ai settori del commercio al dettaglio, commercio all’ingrosso, pubblici esercizi e servizi, che rappresentano oltre 2 milioni di imprese in tutto il Paese. Micro e piccole aziende come lo sono del resto il 99% delle imprese italiane.

I risultati raccontano di un grado di tecnologia molto basso, ma agli imprenditori la cosa sembra già nota: aveva percezione del fenomeno il 20,2% degli imprenditori intervistati.

Nel testo della ricerca si legge che «nel 2005 la spesa italiana in IT in rapporto al PIL si è attestata all’1,9%, lontana non solo dai valori dei Paesi considerati leader mondiali a livello di informatizzazione (Stati Uniti 4,0%, Svezia 4,4%, Gran Bretagna 4,2%), ma anche da quello medio dell’Europa a 25 (3,0%)».

Tuttavia i dati evidenziano una sostanziale differenza correlata alla dimensione dell’impresa.

Mediamente, infatti, al crescere della dimensione aziendale cresce anche l’entità dell’investimento in ICT e il distacco fra le micro imprese (con meno di 10 addetti) e le piccole imprese (fino a 49 addetti) risulta essere piuttosto netto. Le aziende con più di 20 dipendenti arrivano ad investire anche 10.000 € l’anno, mentre la spesa media delle ditte individuali si attesta intorno ai 500 €.

Dal punto di vista geografico, la media è di 1000 euro al Nord e di 700 euro al Sud, differenza che non deve essere attribuita a una minore propensione all’investimento. La ragione è da ricercarsi piuttosto della natura delle imprese attive nel Mezzoggiorno, appartenenti in gran parte al commercio al dettaglio, settore che presenta una propensione generalmente inferiore. Inoltre si tratta di ditte individuali: quindi il fattore decisivo risulta ancora una volta la dimensione.

Analizzando la struttura della dotazione tecnologica, la ricerca ha effettuato un distinguo tra software, hardware e internet.

Software

Quasi tutte le aziende si affidano a Microsoft, che domina nei sistemi operativi con Windows XP (77,4%) e le altre versioni Server 2003 e 98. Ai concorrenti Linux e MacOs spetta soltanto una quota marginale, segno evidente del monopolio effettivo di Redmond che incontra scarsa resistenza da parte dei programmi Open Source, nonostante le numerose iniziative promosse da soggetti pubblici e privati che stanno cercando di diffondere software libero anche presso le aziende.

I software più diffusi si rivelano prevedibilmente quelli di Office Automation: dominano i programmi di videoscrittura (90,7%) e i fogli elettronici (81,7%), mentre le presentazioni (35%) e i database (22%) presentano una maggiore diffusione nelle aziende con più dipendenti.

Gli applicativi di business sono trascinati dai software gestionali: al primo posto si piazzano i programmi di gestione della contabilità (53,5%) seguiti da gestione fornitori (25,3%) e clienti (20,5%), mentre sono meno usati i software che gestiscono la forza vendita (11,2%) e il personale (7,1%).

Diffusione software gestionali

La diffusione dei software gestionali nelle piccole imprese e in quelle individuali

Quando si parla di ERP e CRM le imprese con più di 20 addetti registrano un utilizzo doppio rispetto alle realtà più piccole e in particolare alle ditte individuali. Infine, data l’alta specializzazione, i programmi di disegno CAD/CAM hanno una diffusione del 9,1%.

Internet

La Rete è utilizzata principalmente per inviare email ed effettuare ricerche ma non mancano le imprese che si servono di internet per attività più strettamente legate al business. Più della metà si dedica all’home banking e una buona fetta si avvale del web per effettuare transazioni con fornitori e clienti, segno di un clima più fiducioso nei confronti della Rete.

Utilizzo aziendale di internet

Come le imprese usano la Rete

Per quanto riguarda internet, la banda larga ha raggiunto una diffusione sufficientemente capillare, con il Nord Ovest a guidare la classifica delle aziende “cablate” (84,6%) e il Sud a fare da fanalino di coda, seppur con un distacco non abissale (69,9%).

Dati incoraggianti arrivano in merito al “sito web aziendale”, visto come strumento di grande importanza strategica da quasi tutte le aziende. Oltre il 70% delle Piccole imprese dispone di un portale, percentuale che diminuisce progressivamente nelle fasce inferiori, fino a raggiungere il 31,4% delle ditte individuali.

Ma qual è l’uso che viene fatto del sito aziendale? La quasi totalità se ne serve per veicolare informazioni riguardanti l’impresa e i prodotti, un 20% di questi offre anche funzionalità per personalizzare i prodotti. I siti che dispongono anche di una versione in inglese sono ancora una minoranza (39,1%) e in un’ottica di internazionalizzazione appare necessario che ci si muova in questa direzione.

Il digital divide che separa le aziende italiane dalle altre realtà occidentali si manifesta principalmente nel commercio elettronico. Soltanto il 4% ha incluso funzionalità di e-commerce nel proprio portale e appena il 3,4% ha pensato al business-to-business.

Hardware

L’analisi della dotazione hardware è quella che evidenzia maggiori punti di criticità: 586.000 aziende non sono dotate di un PC e rappresentano il 26,2% delle aziende. Situazione che risulta particolarmente accentuata al Sud, dove la carenza interessa il 40,2% delle imprese campione. La motivazione sembra debba essere ricercata nella già citata natura delle aziende meridionali, costituite principalmente da ditte individuali del commercio al dettaglio.

Tuttavia, più della metà delle imprese è dotato di 1 o 2 PC. Anche in questo caso il dato è direttamente correlato alla dimensione dell’impresa: pochissime imprese con più di 10 dipendenti è priva di PC e questo fenomeno sparisce quando i dipendenti sono più di 20.

Le statistiche sull’uso di server rivelano una situazione analogamente poco rosea, risultato prevedibile trattandosi di realtà imprenditoriali di piccola e piccolissima dimensione. Metà delle aziende è sprovvista di server e un’altra metà ne ha soltanto uno. Una quota estremamente marginale (0,5%) ha più di un server, probabilmente perché le infrastrutture informatiche delle imprese analizzate sono ancora a uno stadio di semplicità tale da non richiederne il supporto.

Anche in questo caso le dimensioni contano, dal momento che il 91% delle imprese con più di 20 dipendenti è dotata di server, al Nord come al Sud.

Per quanto riguarda la dotazione dei dispositivi hardware delle aziende è possibile leggere un segno di evoluzione tecnologica. Lo strumento che gode di maggiore diffusione continua ad essere il tradizionale fax che resiste al suo posto nonostante la trasmissione delle informazioni veda il dilagare delle email.

Al secondo posto si piazzano le fotocopiatrici, ma il dato interessante è che oltre il 60% delle imprese è ormai dotata di scanner. Potremmo leggere questi numeri pensando ad una diffusione crescente del processo di acquisizione e digitalizzazione dei documenti, usato per snellire il sistema informativo e ridurre i costi.

Ancora poco diffusi risultano dispositivi mobili come i palmari, in uso soprattutto nel settore dei servizi, dove l’esigenza di mobilità si avverte maggiormente.

Discorso a parte lo meritano le stampanti: il 28,8% delle aziende dichiara di essere priva di stampante e il 48,2% ne possiede una sola. Risulta evidente come nelle aziende con dotazione hardware più bassa si venga a creare una relazione “uno a uno” tra PC e stampanti, mentre con parchi macchine di maggiori dimensioni aumenta l’utilizzo di stampanti condivise all’interno della rete locale e quindi diminuisce il rapporto.

Anche la telefonia mobile cresce in relazione direttamente proporzionale alle dimensioni dell’azienda: l’87,5% delle imprese con più di 20 dipendenti dispone di una linea privata, percentuale che diminuisce progressivamente fino al 63,2% delle ditte individuali.

Soluzioni

Da cosa dipendono le carenze evidenziate dall’analisi? Secondo gli imprenditori italiani, la prima causa che frena gli investimenti tecnologici è legata ai costi dei prodotti. Molto diffuso anche un generale senso di insicurezza che lascia insorgere un atteggiamento di diffidenza nei confronti dell’innovazione.

Determinante è risultata anche la scarsa conoscenza delle nuove tecnologie, viste come un mondo troppo complesso nel quale è difficile scegliere la soluzione più adatta, a causa anche della loro scarsa flessibilità.

Sono gli stessi intervistati a proporre le possibili soluzioni al problema. La maggior parte di loro confida in corsi di formazione che possano ridurre le aree di oscurità, rendendo più familiare le nuove tecnologie informatiche, avvicinandole magari alla realtà quotidiana dell’impresa.

Finora però soltanto il 37,1% delle imprese con più di 20 dipendenti ha partecipato a corsi di formazione, il 16,1% dei quali si è tenuto online (e-learning). La percentuale scende al 27,6 per le aziende con un numero di addetti compreso tra 10 e 19 e continua a diminuire fino al 5,8% delle ditte individuali.

Corsi di formazione IT per numero di dipendenti

La formazione IT nelle aziende per numero di dipendenti

Tra gli altri interventi per incentivare lo sviluppo tecnologico delle imprese sono stati indicati i servizi di consulenza che aiutino l’impresa a districarsi nell’implementazione dell’infrastruttura IT e nella creazione del sito web aziendale. Non ultimi, gli imprenditori hanno invocato un maggior numero di workshop per creare maggiori opportunità di contatto.

È possibile consultare la versione integrale del rapporto a questo indirizzo.