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Posto fisso in Italia ai peggio pagati: stranieri più stabili

di Barbara Weisz

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I giovani stranieri sono meno precari degli italiani ma guadagnano meno e sono sotto-inquadrati: il rapporto sulla condizione occupazionale dei giovani a confronto, da cui emerge un mercato del lavoro difficile per tutti.

Il posto fisso non sempre è una chimera in Italia, ma sempre più spesso ha passaporto straniero: e se non meraviglia l’alta percentuale di occupati fra i giovani stranieri (che spesso hanno bisogno del lavoro per il permesso di soggiorno) rispetto ai giovani italiani (fra cui ci sono invece molti studenti), quel che sorprende è il minor numero di precari.

Gli stranieri fra i 15 e i 30 anni hanno in genere contratti di lavoro più stabili degli Italiani, ma guadagnano meno e spesso sono sotto-inquadrati rispetto al titolo di studio e ai livelli di istruzione.

È la fotografia della “Condizione occupazionale dei giovani stranieri” scattata dal rapporto della Fondazione Leone Moressa.

Scarica il Rapporto “I giovani occupati stranieri e italiani a confronto”

Tasso di occupazione

In Italia ci sono 455mila giovani lavoratori stranieri (il 14,2% di tutti gli occupati tra i 15 e i 30 anni) e i disoccupati stranieri sono poco meno di 100mila (11,8% di tutti i giovani disoccupati): questo significa che – ovviamente al netto del lavoro sommerso – nel mercato del lavoro giovanile il peso degli occupati stranieri è superiore rispetto a quello dei disoccupati.

Non solo: il tasso di occupazione (rapporto fra occupati e popolazione) per gli stranieri è del 44,5%, più alto del 32,5% che si registra fra gli italiani. E ancora, il tasso di attività (che misura il rapporto fra il totale della forza lavoro e la popolazione) fra i giovani stranieri è al 53,7% contro il 40,9% degli italiani.

Questo succede perché nella fascia di età considerata molti italiani sono ancora studenti, mentre gli stranieri più spesso sono già nel mondo del lavoro. Infine, fra gli stranieri è più basso il tasso di disoccupazione, 17,2% contro il 20,4% dei coetanei italiani, ed è mediamente più breve il periodo di disoccupazione, che dura “solo” un anno, contro l’anno e mezzo di media degli italiani.

Qui l’indagine mette in luce due motivazioni: i permessi di soggiorno sono legati al lavoro, e spesso gli stranieri non hanno la rete di ammortizzatori sociali rappresentata dalla famiglia. Si potrebbe aggiungere che una durata media di un anno della disoccupazione anche fra chi non ha ammortizzatori sociali è indice ulteriore dell’estrema difficoltà del mercato del lavoro giovanile in Italia,che non a caso è uno dei temi centrali del dibattito in corso sulla riforma del lavoro.

Contratti di lavoro

Il dato più interessante dell’analisi della situazione lavorativa dei giovani stranieri riguarda il fatto che è più bassa la precarietà: la quota di lavoratori atipici è pari al 26,6%, contro il 33,4% degli italiani. Fra i lavoratori dipendenti, gli stranieri hanno contratti a tempo indeterminato nel 72% dei casi, contro il 64,8% degli italiani. In totale, fra i giovani stranieri la quota di dipendenti è dell’88,7%, contro l’82,1% degli italiani.

È interessante notare come la minor incidenza del lavoro atipico fra gli stranieri sia determinata essenzialmente dal più basso numero di contratti a tempo determinato, mentre per altre forme di lavoro flessibile (apprendistato, lavoro interinale, contratti di formazione) la percentuale di stranieri è leggermente più alta rispetto a quella degli italiani (le differenze sono comunque minime).

Fra i diversi settori, quelli in cui si registrano i maggiori scostamenti sono l’edilizia, in cui lavorano di più gli stranieri, e il commercio, in cui viceversa sono in maggioranza gli italiani. Gli stranieri sono in numero superiore anche nell’agricoltura, settore in cui comunque i numeri sono abbastanza bassi in entrambi i casi (4,8% rispetto a 2,6%).

Inquadramento

Le retribuzioni sono più basse di quelle dei coetanei italiani di circa 70 euro: netto mensile medio di 939 euro contro i 1009 euro dei coetanei italiani.

Anche le qualifiche in genere sono più basse: gli stranieri sono nella stragrande maggioranza dei casi operai, 83,2%, la quota di impiegati è del 10,2%, quella di apprendisti intorno al 6%, i quadri sono lo 0,35. Fra gli italiani, prevalgono invece gli impiegati, 49%, seguiti da operai, 42,3%, e apprendisti, 7,2%, è leggermente più alta la percentuale di quadri, 1,3%, e c’è anche uno 0,2% di dirigenti (fra gli stranieri non ce ne sono). In sintesi, gli stranieri sono molto più numerosi nelle mansioni a bassa specializzazione, un po’ più numerosi in quelle a media specializzazione, gli italiani prevalgono nettamente invece per le alte specializzazioni.

Quanto all’istruzione, il livello degli stranieri è in genere più basso (soprattutto, ci sono molti più casi di bassa scolarizzazione, che significa scuola d’obbligo, e molte meno lauree). Ma è anche più frequente un sotto-inquadramento rispetto al livello di istruzione. Il 36% degli stranieri ha un titolo di studi superiore alle mansioni che ricopre, contro il 27,7% degli italiani. Il fenomeno del sotto-inquadramento colpisce soprattutto gli stranieri che hanno alti livelli di scolarizzazione.

Sugli orari non si registrano grosse differenze: tutti i giovani, quale che sia la loro nazionalità, lavorano anche in orari disagiati (notte, festivi), con un percentuale leggermente superiore per gli stranieri.

Profilo

Sorprenderà il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri (il riferimento è alla battuta sui giovani italiani che vogliono il posto fisso vicino a mamma e papà) la distanza fra casa e lavoro:

  • gli stranieri lavorano più spesso nel comune di residenza, 64,7%, circa un quarto (26,1%) si spostano in un altro comune della stessa provincia, pochi cambiano provincia, 6,2%, pochissimi si spostano in un’altra regione, 3,7%.
  • gli italiani lavorano meno spesso nel comune di residenza, 53,7%, sono più disponibili a spostarsi in un altro comune della stessa provincia, 35,3%, abbastanza simile le percentuali di chi chi si sposta di provincia o regione.

Probabilmente, anche qui pesa il fatto che comunque gli spostamenti casa lavoro costano, ed è più difficile permetterseli per chi deve maggiormente ottimizzare i guadagni.

Nazionalità

Infine, la fotografia delle nazionalità straniere più presenti fra i giovani lavoratori italiani: prevalgono Romania, 31%, seguiti Albania, 16,6%, Marocco, 6,1%, e poi di seguito Moldavia, Filippine, Ucraina, Cina, India, Polonia, Perù.

Anche qui, ci sono alcuni dati interessanti: fra i lavoratori a più bassa specializzazione, divisi per nazionalità, prevalgono filippini e moldavi (probabilmente qui conta molto il lavoro domestico), che sono anche, insieme ai polacchi, gli stranieri che più frequentemente hanno alti livelli di scolarizzazione.

Cinesi e indiani, invece, hanno nella stragrande maggioranza dei casi lavori a media specializzazione (probabilmente qui pesano ristorazione e attività commerciali), davanti a un livello di scolarizzazione che è invece prevalentemente basso.