Tratto dallo speciale:

Riforma Pensioni, calcolo APE in attesa delle detrazioni

di Barbara Weisz

scritto il

Prestito pensionistico APE per la flessibilità in uscita può costare oltre 400 euro di taglio sulla pensione a chi si ritira con tre anni di anticipo, ma il calcolo per ora è solo teorico, e non incamera le detrazioni annunciate: il meccanismo.

I primi calcoli che diversi istituti forniscono sull’APE, anticipo pensionistico, che rappresenta il primo tassello della Riforma Pensioni in preparazione per la Legge di Stabilità 2017, mostrano come la scelta di ritirarsi in anticipo possa costare fino al 20% del trattamento previdenziale che spetterebbe con il requisito pieno: attenzione, è bene ricordare che si tratta di calcoli del tutto teorici, in primis perché non si conosce esattamente il meccanismo dell’APE (per quanto, ci siano abbondanti informazioni), ma soprattutto perché il Governo ha assicurato che, contestualmente, verranno previste delle agevolazioni fiscali, pensate per mitigare l’effetto decurtazione, probabilmente selettive in base alle diverse situazioni, privilegiando i redditi bassi.

=> Pensione anticipata dal 2017: il calcolo APE

APE

Questo, in estrema sintesi, il meccanismo: il lavoratore si ritira con un anticipo che al massimo può essere di tre anni, percepisce un trattamento (APE) che, di fatto, rappresenta un anticipo sulla pensione e verrà poi restituito con una decurtazione dell’assegno previdenziale nel momento in cui viene maturato, spalmato su un piano di ammortamento di 20 anni. L’anticipo è finanziato dalle banche, ma viene versato dall’INPS. Secondo le analisi fino ad ora effettuate, chi si ritira con tre anni di anticipo arriva a pagare una rata fra i 400 e i 500 euro al mese nei 20 anni di ammortamento. Andare in pensione con un anno di anticipo, a un impiegato che aspettando l’età pensionabile maturerebbe un trattamento di 1.818 euro netti, costerebbe invece circa 120 euro al mese (la pensione, dopo un anno di prestito APE, sarebbe di 1.698 euro).

=> Calcolo pensione anticipata con l’APE: ecco le simulazioni

Agevolazioni fiscali

Come detto, questi calcoli non tengono conto del meccanismo delle detrazioni. In pratica, da una parte il pensionato che si ritira in anticipo subisce un taglio della pensione, dall’altra applicando le agevolazioni fiscali paga meno tasse sulla pensione. Alla fine, quindi, a parità di lordo, avrebbe un netto più alto. Risultato: si salvaguardano i conti dell’INPS e degli istituti previdenziali, che pagano le pensioni, permettendo una maggior flessibilità in uscita e i soldi in meno che il lavoratore prende di pensione vengono compensati con un alleggerimento fiscale.

Non c’è al momento alcun dato preciso per fare i calcoli sull’impatto delle detrazioni, solo l’indicazione che verranno tutelate in particolare le posizioni di fasce più deboli, e che per i redditi più bassi le agevolazioni fiscali arriveranno quasi ad azzerare l’ammortamento delle rate del prestito. In soldoni, se un lavoratire a reddito basso si ritira in anticipo di tre anni, e utilizza un prestito pensionistico APE di 39mila euro, dovrà poi restituire questa somma con le rate sulla pensioen nei 20 anni successivi: le detrazioni dovrebbero ammortizzare questo costo. Detto in parole semplici, si fa pagare al fisco invece che al sistema previdenziale l’anticipo pensionistico.

Riforma Pensioni

Come è noto, l’intervento di Riforma Pensioni per la flessibilità in uscita in realtà sarà più complesso di così, prevedendo diverse tipologie di prepensionamento:

  • il prestito APE sopra descritto, finanziato dalle banche (si studia un sistema di assicurazioni, ad esempio per coprire il rischio di decesso prima della restituzione del prestito);
  • un prestito pensionistico riservato ai disoccupati in età avanzata che permette di agganciare la pensione, finanziato dallo Stato, e infine strumenti di prepensionamento attivabili nell’ambito di crisi aziendali, pagati dalle imprese.

=> Riforma pensioni: il piano allo studio del Governo

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, dopo il vertice con i sindacati dello scorso 14 giugno sulla Riforma Pensioni, ha chiarito:

«Abbiamo valutato che l’intervento di anticipazione pensionistica deve essere costruito in modo da essere da una parte economicamente compatibile con il bilancio pubblico e con i vincoli europei e, dall’altra, avere una sua qualità sociale in termini di equità», a partire «dalla differenza tra un lavoro e l’altro». Il costo sostenuto dallo Stato verrà destinato a situazioni più problematiche, «ad esempio, a chi ha perso il lavoro, ha esaurito gli ammortizzatori sociali e non ha ancora raggiunto l’età per la pensione, ma anche a chi svolge un’attività particolarmente pesante ed usurante». Gestire tutte queste variabili rende il lavoro da fare molto complesso».

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha aggiunto una precisazione sull’APE, spiegando semplicemente che:

«Lo schema prevederà delle rate modulate a seconda se il lavoratore è più o meno meritevole di tutela».