Salario minimo, la proposta di legge diventa Delega

di Barbara Weisz

30 Novembre 2023 10:28

La maggioranza affossa la proposta di legge sul salario minimo con un emendamento che la trasforma in delega al Governo: cosa prevede.

La legge sul salario minimo viene fermata da un emendamento di maggioranza approvato in Commissione Lavoro alla Camera, che la trasforma in una delega al Governo. Entro sei mesi uno o più decreti legislativi interverranno in materia di retribuzione dei lavoratori e contrattazione collettiva.

Il testo approvato in commissione Lavoro alla Camera passa il 5 dicembre è all’esame dell’Aula di Montecitorio.

Da proposta a legge delega

La proposta di legge in discussione alla Camera prevedeva un salario minimo riconosceva la centralità dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL), prevedendo che il salario minimo non potesse essere inferiore a quello di categoria, ma introduceva anche una soglia minima di 9 euro l’ora, sotto la quale non poteva andare nessun contratto.

Ebbene, questa proposta di legge è ora superata dall’emendamento, che trasforma la proposta in legge delega (con un meccanismo intorno al quale si sono concentrate le critiche delle opposizioni). Prevede che il Governo approvi uno o più decreti legislativi attuativi entro sei mesi.

La delega vuole «garantire l’attuazione del diritto dei lavoratori ad una retribuzione proporzionata e sufficiente, ai sensi dell’articolo 36 della Costituzione, rafforzando la contrattazione collettiva e stabilendo criteri che riconoscano l’applicazione dei trattamenti economici complessivi minimi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati».

Cosa cambia per il salario minimo

Il ddl votato in Commissione contiene in realtà due diverse deleghe al Governo. Per quanto concerne la retribuzione, fra le più evidenti differenze con la proposta di legge delle opposizioni c’è la mancanza di una quantificazione del salario minimo.

Il nuovo disegno di legge sui “trattamenti retributivi giusti ed equi” prevede piuttosto dei criteri parametrati alla contrattazione collettiva, senza fissare un minimo di legge. Nel complesso, si prevede che i decreti attuativi realizzino i seguenti obiettivi:

  • trattamenti retributivi giusti ed equi,
  • contrasto al lavoro sottopagato,
  • stimolo al rinnovo puntuale dei contratti di lavoro,
  • contrasto al dumping contrattuale,
  • definizione dei contratti maggiormente rappresentativi per ciascuna categoria di lavoratori, da estendere alle categorie di lavoratori non coperte dal contrattazione collettiva,
  • obbligo di applicazione dei contratti maggiormente rappresentativi negli appalti e nei subappalti, stimolare la contrattazione di secondo livello.

Tra le novità del nuovo testo spicca dunque l’estensione del trattamento economico complessivo (Tec) minimo previsto dal contratto maggiormente applicato anche ai i lavoratori che, pur trovandosi nella stessa categoria, non sono coperti da contrattazione collettiva. Il riferimento è anche al settore appalti, compresi i contratti di subappalto.