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Riforma Pensioni nella NaDEF: flessibilità e previdenza integrativa

di Barbara Weisz

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Il negoziato riparte dalla revisione delle stime di crescita ma resta l'impegno per una riforma pensioni entro fine anno: dibattito e nuovi obiettivi.

La definizione delle misure per la riforma pensioni 2023 slitta in autunno: i negoziati tra Governo e sindacati sul riordino del sistema previdenziale hanno subito una profonda revisione per il repentino cambiamento di scenario economico, determinato dalla guerra in Ucraina e dalle stime di crescita al ribasso per il 2022, pur rimanendo nei piani dell’Esecutivo entro fine anno.

Nel nuovo DEF (Documento di economia e finanza) la priorità è adesso l’impatto della guerra, assieme al caro energia/materie prime e all’inflazione. Resta tuttavia l’impegno a proseguire «le politiche strutturali già avviate, nei settori strategici della transizione ecologica e digitale, della competitività del sistema economico, della sanità e del welfare, con particolare riguardo all’assetto del sistema pensionistico». Nella stessa direzione le parole del ministro del Lavoro, Andrea Orlando al termine dell’incontro con Cgil, Cisl e Uil sulle politiche economiche individuate dal DEF. «Il dialogo sociale proseguirà su tutti i temi che avevamo già aperto: pensioni, precarietà, salari, misure sociali», ma «la gerarchia di questi temi dopo la guerra è cambiata».

Riforma Pensioni nella NaDEF

Se a gennaio l’obiettivo era di arrivare a un progetto di riforma pensioni da inserire nel DEF, ora l’appuntamento è rimandato alla NaDEF, la Nota di aggiornamento al DEF prevista per settembre. Poi, con ogni probabilità, le misure si concretizzeranno nella Legge di Bilancio 2023. Da una parte, c’è più tempo per arrivare a un accordo fra le parti sociali (e questo potrebbe essere un elemento a favore in considerazione del fatto che le posizioni sono ancora lontane). Di contro, c’è il rischio che alla fine si arrivi di nuovo ad una soluzione di compromesso come per quest’anno, con la proroga degli strumenti esistenti di flessibilità in uscita, e l’unica esigua novità della Quota 102.

=> Riforma Pensioni, Orlando: Opzione Donna strutturale

Lo scenario attuale non consente di escludere nessuna opzione: vera e propria riforma pensioni entro fine anno oppure proroga di Quota 102, Opzione Donna e APE Sociale.

Linea di governo sulle pensioni nel DEF

Il DEF contiene anche un’indicazione di percorso, che corrisponde sostanzialmente alla posizione del Governo nei tavoli negoziali di gennaio e febbraio: «nel pieno rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici, della sostenibilità del debito e dell’impianto contributivo del sistema, occorrerà trovare soluzioni che consentano forme di flessibilità in uscita ed un rafforzamento della previdenza complementare. Occorrerà, altresì, approfondire le prospettive pensionistiche delle giovani generazioni». Si ribadisce dunque la centralità dell’impianto contributivo del sistema previdenziale, pur a fronte dell’introduzione di nuove forme di flessibilità in uscita. Ci sono poi riferimenti specifici a previdenza complementare e pensione dei giovani.

Gli obiettivi della riforma pensioni 2023

I veri obiettivi al centro della prossima riforma delle pensioni, per il 2023, sono fondamentalmente quelli al centro dei tavoli tecnici che si sono tenuti a inizio anno.

  1. Nuove forme di flessibilità in uscita, ulteriori rispetto ai rigidi paletti della legge Fornero (pensione di vecchiaia a 67 anni, pensione anticipata con 42 anni e dieci mesi di contributi per gli uomini, un anno in meno per le donne). La richiesta del Governo è di restare nel sistema contributivo, i sindacati continuano a proporre pensione anticipata con 41 anni di contributi, difficilmente coniugabile con il richiamo nel DEF alla sostenibilità dei conti pubblici.
  2. Pensioni dei giovani: si studiano forme per introdurre pensioni di garanzia per i giovani con carriere discontinue, e misure per le donne.
    Sul tavolo, per esempio, l’Opzione Donna strutturale o con una proroga lunga per consentire di ritirarsi prima alle lavoratrici con 35 anni di contributi e 58 o 59 anni di età, rispettivamente se dipendenti o autonome, requisiti che in base all’attuale norma vanno maturati entro il 31 dicembre 2021.
  3. Previdenza complementare: le parti sembrano concordare sul rilancio dello strumento, che in Italia continua a essere meno utilizzato che nel resto d’Europa. Si valuta anche un nuovo semestre di silenzio assenso (è la richiesta dei sindacati) per la destinazione del TFR nei fondi pensione.