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Ferie non godute: obbligo di contributi INPS ai dipendenti

di Redazione PMI.it

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In caso di ferie non godute, l'indennità sostitutiva è soggetta a contribuzione decorsi 18 mesi dalla maturazione anche senza cessazione del rapporto di lavoro.

Con la sentenza n. 26160/2020, la Corte di Cassazione ha fornito importanti chiarimenti in merito all’obbligo di contribuzione INPS ai dipendenti, con riferimento ai periodi ferie non goduti, anche se il rapporto di lavoro non è cessato.

In particolare gli ermellini hanno spiegato che, in materia previdenziale, base del calcolo dei contributi è l’importo corrispondente all’indennità sostitutiva delle ferie non godute una volta decorsi 18 mesi dalla maturazione, termine previsto dall’art. 10 d.lgs. n. 66 del 2003, a prescindere dalla cessazione del rapporto di lavoro.

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Ferie non godute, indennità e contributi

Il fatto analizzato dai giudici supremi riguardava un ricorso proposto da una società, che si opponeva al verbale ispettivo con cui l’INPS chiedeva il pagamento della contribuzione relativa agli importi dell’indennità sostitutiva delle ferie non godute da tredici dipendenti, nonostante il decorso di diciotto mesi dalla maturazione. La Corte d’Appello aveva dato ragione alla società ritenendo che l’assoluta irrinunciabilità alle ferie, cui consegue il divieto di monetizzazione del loro mancato godimento, comportasse l’inconfigurabilità di un emolumento a cui poter riconnettere un obbligo contributivo se non in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

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Di diverso avviso la Corte di Cassazione, la quale spiega che nel caso in cui il rapporto di lavoro sia cessato e non vi è ovviamente più concreta possibilità per il lavoratore di fruire dell’intero periodo di ferie maturate e questo ha consolidato il principio secondo il quale l’indennità sostitutiva di ferie non godute è assoggettabile a contribuzione previdenziale a norma dell’art. 12 della I. n. 153 del 1969.

Se invece, come nel caso in esame, il lavoratore non ha fruito delle ferie maturate entro il termine indicato dall’art. 10 d.lgs. n. 66 del 2003 – decorsi diciotto mesi dalla maturazione – e cioè è stato impiegato anche mentre avrebbe dovuto riposare, è certamente integrato il presupposto dell’obbligo contributivo richiesto dall’art. 121. n. 153 del 1969, poiché la prestazione è stata resa in un periodo in cui la stessa non avrebbe dovuto esserlo.

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In questa ipotesi si genera una maggiore capacità contributiva, quantificabile in termini economici quale indennità per le ferie non godute, che non può non incidere sugli oneri di finanziamento del sistema previdenziale posti a carico dell’impresa che di tale maggior produzione si è avvantaggiata.

I Giudici spiegano che si tratta dell’applicazione del principio generale in tema di finanziamento del sistema previdenziale.

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