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Taglio pensioni al via senza rimborsi

di Redazione PMI.it

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Rivalutazione pensioni INPS operativa da aprile: taglio pensioni sopra tre volte il minimo, rinviato il recupero delle maggiori somme versate nel primo trimestre.

Con le pensioni di aprile l’INPS applica la nuova rivalutazione (prevista dalla manovra 2019) più sfavorevole per gli assegni  superiori a tre volte il minimo, ma per il momento non procede al recupero delle somme in più versate da gennaio a marzo.

Lo comunica l’istituto di previdenza, specificando che sono circa 5,6 milioni i pensionati interessati dal ricalcolo.

Per quanto riguarda il recupero dei maggiori versamenti effettuati nel primo trimestre, considerata la concomitanza con altre importanti procedure in atto (vedi Quota 100 e Reddito di Cittadinanza), l’INPS ha per il momento rimandato questo step: comunicherà quali saranno le modalità e tempi per il conguaglio (per la restituzione della maggiore quota di pensione versata) con apposito messaggio.

Il punto, lo ricordiamo, è il seguente: la Legge di Bilancio  ha introdotto nuove soglie di perequazione delle pensioni. Nei primi tre mesi dell’anno, però, l’INPS ha liquidato gli assegni previdenziali con il vecchio sistema (non avendo il tempo di applicare le nuove regole), mentre da aprile sta versando le pensioni con le nuove aliquote.

In realtà, anche l’indice attributo da gennaio a marzo è diverso da quello del 2018 (perché la precedente legislazione prevedeva il ritorno a un vecchio sistema di perequazione). Comunque, la di là del meccanismo (complesso), la situazione attuale è la seguente.

=> Rivalutazione pensioni: calcolo soglie

Per i pensionati che percepiscono assegni fino a tre volte il minimo (1522,26 euro al mese) non cambia nulla e resta la rivalutazione all’1,1% già applicata nei primi mesi dell’anno.

Gli assegni più alti di questa soglia, invece, subiscono delle variazioni sfavorevoli. Ecco la tabella con le nuove rivalutazioni.

In soldoni, la variazione al ribasso è minima per gli assegni fra tre e quattro volte il minimo (che riguardano circa 2,6 milioni di persone): percepiranno circa 28 centesimi al mese in meno.

La penalizzazione si incrementa con il salire della pensione (rispetto a quanto incassato nei primi tre mesi dell’anno), fino ad arrivare (in base a stime di stampa) a 44 euro al mese in meno per i trattamenti più alti (sopra i 10mila euro al mese).

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