Amazon Flex, il lavoro diventa on demand

di Barbara Weisz

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Esperimenti di sharing economy applicata al mondo del lavoro: Amazon propone il lavoro on demand, attivabile con una app dallo smartphone, per fare consegne guadagnando 20 dollari l’ora. Si chiama Amazon Flex, al momento è attivo solo a Seattle, dove si trova il quartier generale dell’azienda fondata da Jeff Bezos, ma sta per arrivare anche in altre città americane. Al cliente, la consegna costa 8 dollari.

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In pratica chiunque, se ha del tempo libero da dedicare all’attività di fattorino, può utilizzare la app per vedere se ci sono consegne da effettuare nella zona in cui si trova (c’è un geolocalizzatore che segnala quali sono le consegne a seconda della propria posizine), prelevare i pacchi dai magazzini e consegnarle ai clienti. Il fattorino deve effettuare il lavoro in 60 minuti, e riceve in cambaio dai 18 ai 25 dollari l’ora. Da Seattle, Amazon Flex sta per sbarcare anche a Miami, New York (Manhattan), Baltimore, Dallas, Austin, Chicago Indianapolis, Atlanta, Portland.

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Inutile sottolineare che la modalità di lavoro proposta è decisamente originale, anche per un mercato del lavoro più flessibile di quello italiano come quello degli USA, ma anche oltreoceano il lavoro on demand fa discutere. Reazioni critiche, in particolare, da parte dei corrieri espressi, il cui lavoro viene direttamente toccato. Si riproduce uno schema già visto, ad esempio, nel caso di Uber, il servizio di affitto autovetture che provoca un po’ ovunque la protesta dei tassisti. La modalità di lavoro on demand porta rischi anche sul piano del rispetto delle normative sul lavoro: anche qui, emblematico il caso di Uber, contro cui ci sono le prime cause, in California, di guidatori che chiedono di essere considerati dipendenti.

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