Il precariato a premi

di Alessia Valentini

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Se le lotterie sono lo specchio di un paese allora l'ultima dovrebbe farci riflettere: una catena di supermercati ha messo in palio 12 posti di lavoro part-time di 4 mesi ciascuno come premio di una lotteria interna.

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L'iniziativa ha sollevato pareri contrastanti ma le tante adesioni dimostrano che i giovani che cercano un lavoro non sono choosy, così come rischiano di venire considerati da talune figure anche di alto livello.=> Leggi i dati Bankitalia su giovani e lavoro, altro che choosy

O forse, per come vengono assegnati oggi alcuni posti di lavoro, i ragazzi se la giocano con la dea bendata ma il rischio di dare loro un esempio sbagliato del lavoro c’è: sulle difficoltà  non si dovrebbe lucrare mai.

La componente psicologica deve aver giovato un ruolo importante: è difficile trovare un lavoro in linea con le proprie capacità  e aspirazioni professionali. Non è un problema di gavetta – che tutti sembrano disposti a fare – ma di prospettive.

I lavori da precario non danno un futuro certo ma si fanno per avere un backgroud e sperare di accedere ad un posto più stabile. “Consumare è condizione indispensabile per produrre, non il contrario”, affermazione che suscita più di una lecita critica. A rigor di logica infatti consumare senza reddito è impossibile tanto quanto lo è produrre senza lavoro.

=> Leggi i dati sui precari in Italia nel 2012: boom tra gli adulti

Quindi promettere un lavoro condizionandolo ad una spesa (scontrino da 30 euro), sapendo di guadagnarci in anticipo suona più come abuso di posizione dominante che come una possibilità  verso i bisognosi. L'altra giustificazione – una modalità  alternativa di recruitig – è più accettabile ma meno credibile.

Nasce il dubbio che l'iniziativa sia una nuova e creativa trovata pubblicitaria, una mossa di marketing per far parlare di se’ a costo zero e in termini di ROI anche profittevole.

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