Licenziamenti in azienda: giustificato motivo, disciplinare e per motivi economici

di LavoroImpresa

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Uno dei punti più controversi della Riforma del Lavoro Fornero è la procedura dei licenziamenti individuali, il punto che più di tutti ha spaccato il mondo imprenditoriale da quello dei lavoratori dipendenti.

Al licenziamento per giusta causa o per infrazione disciplinare grave si aggiunge il licenziamento per motivi economici: la nuova disciplina prevede in questi casi un tentativo di conciliazione tra impresa e lavoratore, finalizzato alla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo può essere praticato nelle aziende con oltre 15 dipendenti, o anche solo 5 dipendenti nel caso di aziende agricole.
Il datore di lavoro dovrà  comunicare all'interessato i motivi del licenziamento.

Il licenziamento disciplinare, per giusta causa o giustificato motivo soggettivo può essere praticato da tutti i datori di lavoro: è prevista la contestazione dell’addebito, la difesa del lavoratore e l’intimazione del licenziamento.

Nei licenziamenti per motivi economici per prima cosa il datore di lavoro deve inviare tramite raccomandata A/R alla Direzione Territoriale del Lavoro competente e per conoscenza al lavoratore la comunicazione di licenziamento contenente la specificazione dei motivi. In questo modo il datore di lavoro comunica l'intenzione di licenziare il lavoratore, indicandone i motivi e le eventuali misure di assistenza e di ricollocazione.

La Direzione Territoriale del Lavoro entro sette giorni dal ricevimento della raccomandata dovrà  convocare datore di lavoro e lavoratore per il tentativo di conciliazione che dovrà  concludersi entro 20 giorni salvo accordo di proroga tra le parti.

Il datore di lavoro che non intende provare la conciliazione può risolvere il licenziamento in 15 giorni. Diversamente, nel caso in cui si dia avvio alla conciliazione si cercherà  di trovare un accordo tra le parti per la risoluzione consensuale del rapporto in modo da prevenire ogni possibile contenzioso. Se la conciliazione fallisce il datore di lavoro può intimare il licenziamento.

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