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Credit crunch e PMI: crediti PA in garanzia per i prestiti

di Barbara Weisz

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La misura è allo studio del ministro Passera, che ne ha parlato con i vertici Abi e ora convoca banche e imprese. Intanto contro la stretta al credito memorandum di intesa fra Unioncamere e Assoconfidi.

I crediti che un’impresa vanta nei confronti della pubblica amministrazione come garanzia per ottenere prestiti dalle banche: è la soluzione che il ministero dello Sviluppo Economico, Corrado Passera ha proposto all’ABI per dare ossigeno al sistema delle imprese, PMI in primis.

Dal 16 aprile il convocherà un tavolo con i rappresentanti di banche e imprese per affrontare la questione credit crunch e del ritardo nei pagamenti dalla PA.

Crediti PA in garanzia

I debiti della PA verso le imprese ammontano a circa 60 miliardi di euro, forse troppi per poter essere utilizzati dalle aziende come crediti in garanzia sui prestiti  bancari senza avere effetti secondari sui conti pubblici.

Il condizionale è dunque d’obbligo, perché potrebbe esserci un ostacolo tecnico: i crediti dalla PA, se usati come garanzia, diventerebbero strumenti finanziari e questo farebbe salire il rapporto debito-PIL, cosa che l’Italia non può permettersi. L’accesso al credito resta comunque «un super tema» che merita l’attenzione del Governo e la collaborazione da parte delle banche.

La misura allo studio viaggia in parallelo con quella prevista dal decreto fiscale, che prevede di usare i crediti pubblici come garanzie pro solvendo (la responsabilità di inadempienza resta in capo all’azienda): una soluzione non particolarmente gradita alle imprese perché con questo sistema le banche potrebbero tendere a erogare prestiti più bassi rispetto al valore della garanzia.

Accordo Unioncamere e Assoconfidi

Il mondo delle imprese, e in particolare quello delle PMI, continua intanto ad attrezzarsi per contrastare la stretta al credito anche con una serie di altri strumenti. Unioncamere e Assoconfidi hanno siglato un memorandum d’intesa che prevede:

  • rafforzamento patrimoniale dei Confidi: le Camere di Commercio offrono ai 50 Confidi che in questi anni si sono trasformati in intermediari finanziari vigilati risorse finanziarie direttamente imputabili al patrimonio di vigilanza (nel rispetto dei vincoli patrimoniale previsti dalla Banca d’Italia). E si propongono di favorire la diffusione di strumenti finanziari che intervengano sul patrimonio in via indiretta, studiano anche con l’aiuto dei tecnici di Bankitalia delle linee guida per strutturare un’offerta di strumenti ibridi di patrimonializzazione.
  • Armonizzazione delle procedure di sostegno delle Camere di Commercio: l’obiettivo è rendere più efficaci gli interventi che spesso hanno una declinazione territoriale disomogenea. Si pensa alla diffusione sul territorio di forme tecniche definite e standardizzate, anche per facilitare il lavoro dei Confidi che spesso ricevono contributi da una molteplicità di enti camerali, con procedure differenziate, il tutto a scapito dell’efficienza.
  • Razionalizzazione del sistema della mutua garanzia: è l’impegno a promuovere e sostenere fusioni e formazione di reti fra Confidi, per portarli a strutture più dimensionate rispetto a oggi e in grado di fare sistema. Le Camere di Commercio si impegnano a sostenere questo processo con studi di fattibilità e risorse finanziarie.

Nell’ultimo biennio, per far fronte al credit crunch, le Camere di Commercio hanno erogato ai Confidi 230 milioni, quasi triplicando il contributo annuale rispetto al 2008.

Quanto al sistema dei Confidi, a fine 2010 i finanziamenti garantiti in essere superavano i 48,3 miliardi, a favore di oltre 1,2 milioni di imprese.

La crisi e «la legittima domanda di credito delle imprese hanno bisogno di risposte immediate» afferma Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere. Dunque, è importante un «sistema integrato di garanzia dove operatori pubblici e privati lavorano in sinergia» il cui perno può essere ben rappresentato dal sistema dei Confidi, al fianco dei quali le Camere di Commercio «sono pronte a fare la loro parte».

Francesco Bellotti, presidente di Assoconfidi, aggiunge che «i principi ispiratori e le finalità strategiche prioritarie che dovranno orientare la definizione dell’azione camerale a sostegno del sistema dei Confidi riguardano da una parte l’esigenza di conseguire il rafforzamento patrimoniale dei Confidi al fine di contribuire ad assicurarne la sostenibilità economico-finanziaria e dall’altra la necessità di armonizzare le forme di intervento anche attraverso la finalizzazione delle azioni».