Privacy web, lucchetto verde ai siti sicuri

I browser evoluti segnalano all'utente il livello di privacy web e la sicurezza dei siti per inserire dati o effettuare pagamenti: lucchetto verde, cerchio bianco, triangolo rosso.

Navigando in Rete, sul browser appaiono nuovi simboli come un lucchetto verde, un cerchio bianco o ancora un triangolino rosso: si tratta di segnali che indicano la sicurezza del sito Internet che si sta visitando. Il lucchetto verde identifica le pagine web dotate di certificato SSL (Secure Sokets Layer), che consente di effettuare con sicurezza anche operazioni a forte rischio privacy come i pagamenti con carta di credito.

=> Privacy: data protection officer

Si tratta di un certificato emesso dalla certification authority, in seguito a un controllo. I siti sicuri devono essere raggiungibili attraverso protocollo a 128 bit o superiore, che anche l’utente può facilmente riconoscere dalla preferenza del dal prefisso https nella url, l’indirizzo. Si tratta, in parole molto semplici, dei siti che prima del nome del dominio riportano nell’indirizzo il prefisso https.

  • Se il sito è  contrassegnato da prefisso https e lucchetto verde la navigazione è considerata sicura: potete inserire i vostri dati (per esempio, compilando un form), piuttosto che effettuare pagamenti sicuri, o ancora accedere ad aree riservate.
  • Se invece il simbolo è diverso, il discorso cambia. Il cerchio bianco con una “i” indica che il sito non utilizza una connessione privata, quindi il rischio privacy esiste: è possibile che altri utenti vedano informazioni inserite in una pagina. Quindi, è prudente non inserire numeri di carta di credito, o informazioni personali.
  • Il triangolo rosso con punto esclamativo indica che il sito è a forte rischio e il consiglio è di uscire subito. Nei casi più gravi il browser può anche bloccare l’accesso a una pagina.

Attenzione: questi segnali sul rischio privacy non sono forniti da tutti i browser, ma le ultime versioni dei navigatori più frequentemente utilizzati li prevedono.

L’introduzione di tecnologie sempre più sensibili ad evidenziare questo tipo di rischi è valutata positivamente da Federprivacy:

«la maggioranza degli utenti del web non possiede competenze informatiche avanzate, e neanche conosce bene la normativa in materia di protezione dei dati personali – segnala Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy -, per cui il ricorso a simboli ed icone che aiutano a comprendere il grado di sicurezza dei siti che si visitano deve essere considerato come un’utile modalità di valutazione dell’affidabilità degli stessi, e un passo avanti per la protezione della privacy online».

Federprivacy ha effettuato una prima ricognizione sulla sicurezza dei siti, con risultati non del tutto rassicuranti: l’82% dei 50 siti in lingua italiana più visitati (una maggioranza molto ampia, che si avvicina alla totalità) non sono sicuri. L’invito alle aziende che operano sul web, siti di e-commerce in primis, è quello di attivarsi tempestivamente per apportare gli adeguamenti necessari assicurando un maggiore livello di protezione della privacy online e non compromettendo la fiducia dei propri utenti.

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