Internet, dal pc al telefono

di Barbara Weisz

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Sono 11 milioni gli italiani che navigano via telefonino. Fra tre anni nel mondo il mobile supererà il web via pc. Vediamo cosa fanno le aziende

Internet è sempre più protagonista anche sui cellulari, ma le aziende almeno per il momento faticano a stare al passo con il cambiamento. Secondo quanto emerge dall’indagine della School of Management del Politecnico di Milano, sono 11 milioni gli italiani che navigano in rete utilizzando il dispositivo mobile. E a livello internazionale, si stima che nel giro di tre anni Internet sarà più frequentato dagli smartphone che non da pc.

Ma le aziende non sembrano aver per il momento recepito questo trend di mercato. A fronte di un boom del 40% del mobile internet, che in termini di fatturato vale 550 milioni di euro, si registra una diminuzione del 9% della vendita di contenuti a pagamento, a 540 mln di euro, e un timido rialzo del 6% della pubblicità (parliamo sempre di mobile).

«Il modo più corretto per prepararsi al cambiamento è comprendere le reali caratteristiche dello strumento», spiega Filippo Renga, Responsabile della Ricerca degli Osservatori Mobile Consumer del Politecnico di Milano, il quale aggiunge subito che un primo errore è quello di ritenere i comportomenti del consumatore che utilizza questo canale uniformabili a quelli dell’accesso web da pc.

Invece, la navigazione da Mobile è «profondamente differente dalla navigazione da Pc, in termini di tempo speso, tipologie di siti visitati, momenti della giornata e della settimana in cui si accede». Ad esempio, il consumatore “tipo” si collega alla rete dal telefonino «per lo più negli orari in cui esce dal lavoro e si sposta verso casa, oppure nel weekend», qunado invece si usa meno il pc. E utilizza i contenuti in modo che si ricollega alla specificità dello strumento, per soddisfare una particolare esigenza (trovare un indirizzo, rintracciare un’informazione urgente, identificare una farmacia di turno e così via). La ricerca, insomma, si concentra su contenuti che, come propone l’esperto, si potrebbero definire “snackable”, quindi veloci e orientati a un bisogno specifico.

L’indagine traccia il profilo del mobile surfer, che nel 68% dei casi ha fra i 25 e i 44 anni, nel 62% dei casi è uomo (le donne sono quindi il 38%), ha un device di fascia alta. Si collega via mobile quasi tutti i giorni, e nel 31% lo fa anche da casa (non solo quando è in movimento e non può utilizzare il pc). Scarica le apps nel 40% dei casi, e spesso non le usa per più di due volte. Il 49% dei mobile surfers è entrato in un social network almeno una volta negli ultimi tre mesi.

Le aziende stanno iniziando ad accorgersi del fenomeno, crescono i siti corporate ottimizzati per la fruizione mobile, le applicazioni brandizzate, le forme di pubblicità dedicate a smartphone e affini. Ci sono anche iniziative originali, come Foursquare, un social network accessibile da cellulare su cui le aziende possono creare offerte speciali, inviare coupon, promuovere sconti, e creare un rapporto diretto con il cliente.

Ci sono anche le controindicazioni. La ricerca mette in luce come il telefonino sia «uno strumento estremamente personale», che è importante «gestire attentamente» soprattutto «se utilizzato con obiettivi di marketing, dal momento che esiste il rischio che il consumatore percepisca la presenza dell’azienda come “un’invasione” nella propria privacy, soprattutto se viene utilizzata la localizzazione dell’utente».