Medicine alternative, a Roma un centro di coterapie

di Stefano Pierini

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Si chiama Happy Valley ed è il primo centro italiano interamente dedicato alle coterapie quello di San Polo dei Cavalieri, alle porte di Roma. Pet therapy, musicoterapia, terapia della risata sono discipline in crescita.

Si chiama Happy Valley il primo centro italiano intermente dedicato alle medicine alterantive, le coterapie. A San Polo dei Cavalieri alle porte di Roma, il centro offre terapie alternative come la pet therapy, l’onoterapia con gli asini, la musicoterapia, la clownterapia. Del resto, quello dello coterapie è un settore emergente, intorno al quale nascono sempre più frequentemente nuove iniziative, e che spesso e volentieri si sposa con l’Ict.

Anche le grandi strutture publiche iniziano a guardare con interesse queste discipline. Alla realizzazione del centro Happy Valley hanno partecipato insieme all’Antas (Associazione nazionale terapie alternative e solidali) anche la Fondazione Roma con il patrocinio del Policlinico Umberto I e la Provincia di Roma.

La Provincia è particolarmente attenta a sviluppare progetti e nuovi profili professionali nel campo del sociale, promuovendo corsi per gli operatori sociali, sviluppando le fattorie sociali. La facoltà di Agraria di Viterbo ha un qualificato gruppo di ricercatori, coordinati da Saverio Senni che stanno supportando con master, progetti europei, la consapevolezza e la funzione, non solo economica, dell’agricoltura civica.

Per operare con efficacia le coterapie si devono avvalere di varie professionalità quali il medico, lo psicologo, l’educatore, se si tratta di sviluppare percorsi di riabilitazione o di inclusione sociale.

Recentemente è stato attivato a Reggio Emilia presso un agriturismo un intervento di 21 giorni, per recuperare 15 giovani, selezionati dai servizi socio-sanitari, affetti da dipendenze relative al gioco, disturbo che sembra si stia espandendo fra i giovani e non solo.

Anche l’ICT può sviluppare nel settore della teleassistenza nuovi luoghi per il benessere. Si pensi a strutture ricreative poste in località di alto valore paesaggistico, lontane dai frastuoni della città che consentono, con l’utilizzo della telemedicina, al turista amante della vita slow e che vuole rigenerarsi in modo naturale, sia un monitoraggio salutistico, sia una precoce diagnosi, se il tutto è in rete con centri specializzati. L’habitat e le coterapie, consentirebbero un recupero psico-fisico, le aree interne potrebbero avere nuove possibilità di fruizione turistica ma il tutto richiede che vi siano investimenti in banda larga per superare il digital divide.