Privatizzazione acqua: Greenaccord dice “no”

di Lorenzo Gennari

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Il convegno ?Dammi da bere?, organizzato a Roma da Greenaccord, ha visto sul tavolo della discussione il tema della privatizzazione delle risorse idriche. Secco ?no? da associazioni e comitato scientifico.

«La richiesta di privatizzazione del servizio idrico nazionale è un’autoaccusa del Governo che, in questo modo, si definisce inefficiente», sono le parole di Andrea Masullo, presidente del comitato scientifico dell’associazione Greenaccord.org, durante il suo intervento al convegno “Dammi da bere” tenutosi oggi a Roma.

All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile ed ex ministro dell’Ambiente nel primo governo Prodi; Bernardo Pizzetti, ex presidente dell’Agenzia di controllo dei servizi pubblici del Comune di Roma; Stefano Masini, responsabile Ambiente e Consumi di Coldiretti; Massimo De Maio, presidente di Fare Verde; Paolo Carsetti, segretario del Forum Italiano dei movimenti per l’Acqua; Giuseppe Scaramuzza, vicepresidente di Cittadinanzattiva.

Secondo l’associazione Greenaccord.org, rete mondiale che raccoglie oltre cento giornalisti ambientali, passare al privato non è una soluzione perché spalancherebbe un canale preferenziale su una risorsa troppo preziosa, che già fa fare affari d’oro all’industria del settore e rende quest’ultima una delle più potenti al mondo.

Questo tema chiamerà al referendum gli italiani tra il 15 aprile e il 15 giugno 2011, chiedendogli se vogliono lasciare il servizio idrico nelle mani pubbliche o aprire le porte ai privati.«La gestione pubblica e industriale – ha detto l’assessore alle Politiche finanziarie e di Bilancio della Provincia di Roma, Antonio Rosati – è essenziale per tutelare la qualità della risorsa idrica e garantire la sicurezza dei cittadini. Per questo riteniamo indispensabile un’industria pubblica dell’acqua e attraverso l’assemblea dei sindaci, presieduta dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, siamo fortemente impegnati a portare avanti un ampio programma di investimenti per risanare e potenziare la rete idrica».

Gli esempi nel mondo di gestioni private ci sono, ma sono in Paesi come la Colombia, le Filippine, il Ghana, dove l’acqua viene fornita con autobotti e il suo costo è da tre a sei volte superiore a quello di città come New York e Londra. In Italia, le uniche gestioni che funzionano male, come quella della Sicilia, sono private.