Corea, è ancora guerra virtuale sui domini

di Lorenzo Gennari

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Pyongyang ha riattivato i domini Internet nazionali (.kp), oscurati a suo tempo dalla Commissione sudcoreana per gli standard delle comunicazioni, facendo scattare la reazione di Seul, che ne ha nuovamente bloccato l'accesso

L’oscuramento delle pagine web con gli indirizzi nordcoreani è stato deciso dalla commissione nazionale sudcoreana per gli standard delle comunicazioni a causa dei contenuti fuori legge e per la tutela della sicurezza nazionale. In base a quanto stabilito dalla commissione, in Corea del Sud, sono inoltre irraggiungibili tutti i siti di propaganda a favore del governo di Pyongyang.

In sostanza, ad essere soggetti al blocco delle autorità di Seul, sono tutti gli indirizzi Internet che terminano in .kp e quelli che, pur avendo la desinenza nazionale sudcoreana (.kr), sono riconducibili, sia per i contenuti, sia per i link al loro interno, ai siti dello stato del Nord.

Nel 2007, un meeting internazionale dell’ICANN Board of Directors, il consiglio direttivo dell’ente che decide l’assegnazione dei domini Internet, ha stabilito che il suffisso .kp sarebbe stato assegnato e gestito su delega da una compagnia con sede in Germania. Nella seconda metà del 2010, secondo quanto riporta Martyn Williams, esperto It della società di ricerca IDG (International Data Group), il dominio era sparito misteriosamente per ricomparire in questi ultimi giorni.

Pyongyang, infatti, non aveva mai smesso di tentare strade alternative per la riconquista del cyber-spazio, affidandosi ai social network più diffusi, quali Facebook e Twitter, ma soprattutto facendo propaganda attraverso le piattaforme di condivisione multimediale, come YouTube e altri sistemi meno popolari in Occidente, ma diffusissimi in Asia.

La risposta di Seul, che ha subito oscurato pagine come quelle del sito ufficiale dell’agenzia di stampa statale della Corea del Nord o www.friend.com.kp, portale della Commissione per le relazioni culturali con i Paesi esteri, non si è fatta attendere. Da notare, che Internet a Pyongyang non è mai stato considerato così importante tanto che il leader nordcoreano Kim Jong-Il aveva dichiarato, in passato, che sarebbe stato necessario cablare solo la zona industriale del paese e che egli stesso era sufficientemente esperto di questa tecnologia.

Di diverso avviso è sempre stata l’organizzazione “Reporter senza frontiere” che ha definito la Corea del Nord “il peggior buco nero dell’internet mondiale“.

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