Privacy, Facebook fa un passo avanti

di Lorenzo Gennari

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Il popolare social network mondiale apre ai nickname. Dal 13 giugno gli utenti di Facebook non saranno più obbligati a registrarsi con nome e cognome. Il nickname farà parte anche della Url delle pagine dei profili

Facebook tra qualche giorno introdurrà nel proprio sistema uno strumento che è stato e continua ad essere una pietra miliare della struttura di Internet: il nickname. Nonostante sia alla base della maggior parte degli accessi alle piattaforme di pubblicazione, alle chat, agli ambienti virtuali, ai blog, il nickname per Facebook è una novità e come tale viene presentata anche dal blog ufficiale del social network.

Ogni utente, dalle 6 del 13 giugno avrà la possibilità di scegliere un nome da associare alle proprie generalità oppure potrà decidere di mostrarsi al resto della comunità unicamente attraverso il nickname. Inoltre non sarà più obbligatorio riempire i campi con nome e cognome, per i nuovi iscritti. In realtà la possibilità di nascondere la propria identità c’è sempre stata: basta costruire pseudonimi composti da due parti o inventarsi nomi misteriosi o addirittura prendere in prestito il profilo di celebrità o personaggi storici.

La novità vera e propria infatti è quella che riguarda l’indirizzo dei profili personali che non termineranno più con una serie di numeri e simboli che rimandano al codice utilizzato per richiamare le pagine, ma, come già accade sul portale concorrente MySpace, sarà del tipo www.nomedelsocialnetwork.desinenzanazionale/nickname.

La desinenza “it” non sarà attiva insieme al nuovo url (quindi si dovrà aspettare per poter accedere con www.facebook.it), poichè solo recentemente la società che gestisce il social network ha vinto la battaglia contro il cybersquatter internazionale John Michael Preston, che aveva acquistato il dominio con la desinenza italiana nel 2006 e aveva creato una pagina contenente link che reindirizzavano ad altri siti in diretta concorrenza con Facebook.

In Italia però il nickname sembra non piacere tanto ai governanti: il famoso ddl Carlucci era stato pensato proprio per vietare l’anonimato in rete (sull’onda delle iniziative contro la pedofilia) e proprio Facebook era entrato nel mirino del senatore D’Alia per la presenza di gruppi innegianti alla mafia. La decisione in controtendenza sarà forse una risposta alle iniziative paventate da questa parte dell’oceano?

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