USA, saltano i processi. La colpa? È di Facebook e iPhone

di Francesca Mancuso

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Invalidati alcuni processi. Le giurie popolari violano le norme di privacy e sicurezza scrivendo su Twitter e Facebook

Il mondo dei social network e degli smartphone scuote le aule di tribuale statunitensi. Un’inchiesta del New York Times, infatti, ha dimostrato che alcuni processi sono stati invalidati a causa della violazione delle norme di privacy e sicurezza da parte delle giurie popolari, che avevano inviato messaggi su Twitter e pubblicato informazioni su Facebook.

Per la giustizia americana, la giuria popolare, durante le fasi di un processo, deve tener conto solo delle informazioni ammesse dal giudice. Inoltre è obbligata a non cercare ulteriori notizie sul caso in questione al di fuori dell’aula di tribunale. Vincolo che in alcune occasioni, soprattutto durante casi particolarmente delicati, è stato garantito mettendo in clausura i giurati per l’intera durata del processo, senza concedere loro contatti col mondo esterno.

Altri tempi. Adesso, il boom della comunicazione online, connesso alla facilità di accesso a Internet attraverso iPhone, smartphone e Blackberry, sta facendo emergere sempre più i casi di giurati che durante le pause dei processi cercano notizie su Wikipedia su nozioni (ad esempio di medicina legale) che dovrebbero essere fornite solo dai testimoni, o ancora utilizzano Google Map per ricostruire i possibili itinerari di un killer.

Tra i dibattimenti annullati, cita il New York Times, figura un importante processo federale per traffico di farmaci in Florida. Quasi tutti i giurati hanno infatti ammesso di aver cercato informazioni su Google, anche durante il processo, attraverso i loro strumenti elettronici.

Segue quello riguardante una società edile dell’Arkansas, che ha chiesto di annullare una condanna a un risarcimento di 12,6 milioni di dollari, dopo aver scoperto che uno dei giurati aveva parlato del processo in corso su Twitter affermando: «Ho appena alleggerito il portafogli della Stoam di 12 milioni di dollari».

«Impossibile controllare il fenomeno», ha detto Douglas Keene, presidente dell’associazione che riunisce i periti tecnici processuali. Un rischio c’è ed è concreto: il sistema giudiziario americano, creato in secoli di storia, può essere snaturato, perché è basato principalmente sulla possibilità di trovare in aula la prova in un dibattimento. Ci si interroga quindi sulle possibili soluzioni: dal sequestro dei telefonini in aula a veri e propri metodi coercitivi, magari isolando i giurati durante i processi oppure tenendoli lontani dal web.

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