Il decreto anti-fannulloni è legge, il sì del Senato. Sindacati contro Brunetta

di Francesca Mancuso

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Via libera definitivo del Senato al decreto "anti-fannulloni". Brunetta si dice soddisfatto, ma la Cgil parla di "fine della contrattazione del settore pubblico" e di "ritorno alle leggine"

È guerra ai lavoratori “fannulloni” della Pubblica Amministrazione. È stato approvato ieri dal Senato in via definitiva il disegno di legge sulla riforma della Pubblica amministrazione, voluto dal Ministro Brunetta, senza modifiche rispetto al testo varato dalla Camera. Con 154 voti favorevoli, 1 contrario ma astensione per l’opposizione (tutti e tre i gruppi dell’opposizione, dopo aver annunciato la loro contrarietà al provvedimento, non hanno partecipato al voto, lasciando l’aula).

Il “provvedimento anti-fannulloni” partirà effettivamente in primavera, e sarà finalizzato, almeno in linea teorica, all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e all’efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni, cui seguiranno la responsabilizzazione degli impiegati e la valorizzazione del merito attraverso un sistema di meccanismi premiali. Il provvedimento, per il quale saranno stanziati 4 milioni di euro, è contenuto in 13 articoli, che illustrano i nuovi diritti e doveri dell’impiegato medio, tra i quali la realizzazione di progetti sperimentali, l’introduzione di nuove metodologie di valutazione, la creazione di un’Autorithy ad hoc per la garanzia di trasparenza.

E ancora, l’obbligo di cartellini di riconoscimento, la formazione all’estero dei dirigenti, una maggiore mobilità nelle sedi carenti di personale. Ma tra i punti caldi che hanno acceso la discussione parlamentare, vi sono la riorganizzazione della Corte dei Conti e la nuova composizione del Consiglio di presidenza. A ciò va aggiunto l’innalzamento del tetto pensionistico a 40 anni, calcolato sulla base del servizio effettivo e non contributivo (riscatto laurea a o servizio militare).

Immediate le critiche della Cgil, attraverso il responsabile del dipartimento settori pubblici, Michele Gentile: «La fine della contrattazione nel settore pubblico, il ritorno alla legge ed il dominio della politica sono i caratteri salienti di un provvedimento che nel passaggio parlamentare il governo è riuscito addirittura a peggiorare». E aggiunge: «Ci si ritroverà con tantissimi precari che perderanno il loro posto di lavoro; con la penalizzazione dei lavoratori disabili; con l’aumento dell’età pensionabile delle lavoratrici; con le retribuzioni tagliate; con contratti di lavoro che non difendono il potere di acquisto; con un sistema contrattuale che penalizzerà il reddito dei lavoratori pubblici; con il ritorno in campo del dominio della politica nella gestione quotidiana delle pubbliche amministrazioni».

Di tutt’altro parere il Ministro Brunetta: «Con questa legge i dipendenti pubblici saranno chiamati a fare bene il loro lavoro. I fannulloni, invece, dovranno fare qualche riflessione. Per la prima volta c’è una riforma che mette al centro 60 milioni di cittadini italiani, 60 milioni di clienti, considerati fino ad oggi sudditi e non utenti».

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