Passa alla Camera il decreto Milleproroghe: torna lo spam telefonico

di Francesca Mancuso

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Revocata la decisione del Garante della Privacy, che regolava l'attività di teleselling. Per tutto il 2009 in arrivo telefonate promozionali

Buone notizie per gli operatori di telemarketing. Il nuovo decreto “Milleproroghe”, già approvato al Senato, ha deciso che i dati personali, contenuti nei data base degli elenchi telefonici pubblici antecedenti al primo agosto 2005, diventeranno utilizzabili lecitamente a scopi promozionali, ergo pubblicitari, fino al 31 dicembre 2009. In altre parole, ritornano le telefonate per scopi commerciali.

Revocata dunque la decisione del Garante della Privacy, che il 15 luglio scorso aveva detto stop allo spam telefonico: il cittadino poteva infatti essere contattato previo consenso. In particolare, la norma aveva individuato le modalità da osservare per il corretto inserimento e successivo utilizzo dei dati personali degli abbonati nei nuovi elenchi telefonici.

L’art. 44 del decreto Milleproroghe, dunque, ha dato un colpo di spugna al precedente. Inoltre, la liberalizzazione della pubblicità al telefono riguarderà anche i cittadini che avevano chiesto la cancellazione dagli elenchi telefonici. Dure le repliche di Adusbef e Federconsumatori: «Questo è un governo che, le uniche cose che sa liberalizzare, sono le molestie».

Toccherà ora alle Camere approvare l’emendamento, con l’obiettivo di evitare l’ interruzione dei servizi di telemarketing, con le pesanti conseguenze che questo avrebbe potuto avere sul settore, stimate da Assocontact in un taglio di circa 30mila posti di lavoro e una riduzione del 30% del fatturato del settore rispetto ai 950 milioni del 2008, specialmente in Campania, Sardegna e Sicilia.

Il Presidente dell’ANDIP (Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy) avv. Michele Iaselli ritiene «inaccettabile» l’art. 44. «Il provvedimento dell’Autorità – sostiene – si era reso indispensabile per soddisfare il principio della massima semplificazione per l’inserimento degli abbonati negli elenchi e per la necessità del preventivo consenso specifico ed espresso degli interessati. Con questa disposizione si vanifica tutto il lavoro del Garante e cosa ancor più grave si attenta ancora una volta a quel fondamentale principio della certezza del diritto che ormai è sempre più una chimera».

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